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lunedì 4 giugno 2018

Il futuro dei blog: ma ne hanno davvero uno?!

Nel mio ultimo post (oramai scritto e pubblicato più di due mesi fa), spiegavo come crogiolarsi nell'anonimato mediatico e come l'attività di blogger sia ad oggi molto competitiva.

Diciamo che già è difficile trovare il tempo per ritagliarsi dei momenti da dedicare alla stesura grammaticalmente corretta di un contenuto, figuriamoci trovare argomenti che abbiano appeal e figuriamoci ancora di più se dobbiamo pure farci spazi tra i grandi influencer della rete.

Sempre più spesso le persone si affidano a guru digitali che spesso mi risultano più ridicoli che altro e ancor più spesso saltano il passaggio blog e seguono la loro attività direttamente sui social.

Eh si perchè non c'è alcun motivo abbastanza convincente per leggere un articolo intero se con due colpi di pollice si possono scorrere immagini e citazioni scopiazzate. E poi adesso che sono arrivate le story di Snapchat, Facebook, Instagram... vuoi mettere?!

Ebbene, risulta sicuramente più facile guardare video assolutamente inutili che raccontano frammenti di "vite" perfette piuttosto che impegnarsi in contenuti più sostanziosi.

Forse sto raschiando il contenitore dell'ovvio, però ogni tanto mi fermo e mi chiedo "dove siamo arrivati?" Esistenze distrutte dai social media, leoni da tastiera e cyberbulli, ragazzini che si atteggiano come star di youporn, milf dal selfie compulsivo e giudicanti che si improvvisano tuttologi.

Siamo vittime e carnefici di tutto questo sistema malato, eppure basterebbe davvero poco per utilizzare questi canali in maniera positiva invece di cadere nel degrado più totale. Come la vicenda della Madre che per sponsorizzare il suo programma dimagrante ha sfottuto altre mamme scatenando l'attenzione della Lucarelli. E allora diamo il via alla gogna virale, che figurati lei è stata sicuramente ignorante nell'esprimersi in quei modi, ma noi non possiamo mica tirarci indietro quando  imc'è in ballo un bel linciaggio mediatico.

Una società fatta di schieramenti, di critiche, di insinuazioni, di supposizioni e fraintendimenti. Ma questo non implica impegno? Odiare, insultare, fomentare non è forse più faticoso che leggere un bel blog di viaggi tuffarsi in un libro di storie di vite meravigliose che hanno veramente valso a qualcosa?

E l'unica cosa che mi viene da scrivere per commentare tutto questo controsenso, è un bel #ghesboro!
Che tradotto per il resto d'Italia corrisponde ad un immenso #sticazzi.





mercoledì 6 dicembre 2017

L'arte di ciascuno di noi, esiste davvero?

Vorrei semplicemente essere speciale in qualcosa.

Intendo veramente brava, non accettabile, non mediocre: brava.
E mi accontenterei di un "come allacci le scarpe tu, nessuno mai". Sarebbe già qualcosa.

Sono stanca di sentirmi una delle tante.

Mi piacerebbe eccellente nel lavoro, ma forse mi piacerebbe ancora di più essere inimitabile nei rapporti con le persone.

Vorrei essere una che "con te mi ritorna sempre il sorriso".


mercoledì 19 luglio 2017

Tranne me.

Ci risiamo.

Si sa che Facebook non è il migliore amico degli sfigati: ovvero, quando sentì che la tua vita (o alcuni aspetti specifici di essa) stanno andando con il freno a mano tirato -per non dire di merda- allora ecco che ti compaiono determinate persone che non vedi tra i risultati della tua home da mesi e mesi, se non anni e anni. Cos' hanno in comune tutti questi tuoi carissimi "amici" della rete?! Fanno cose che vorresti fare tu, dannazione!
E i campi possono essere tra i più disparati, ad esempio: viaggi, diete concluse con successo, cerimonianze varie, lavori fighissimi, traslochi esilaranti, e altre attività di ogni tipo. 

Sarà perché è estate, fa caldo e sono insofferente. Ma è possibile che mi compaiono solo dettagliatissime testimonianze fotografiche dalle mie compagne delle elementari, medie, superiori e università che si sposano o figliano?! Nella loro vita perfetta, con compagno/ marito che si mette pure a disposizione per fare grandi selfoni sorridenti! E qui sento Fabri Fibra nelle orecchie che mi canta Tranne Teeeee e mi sento una povera idiota che non ha nemmeno una casa dove sistemare le proprie cose.
Ok santa pazienza, una cosa alla volta... per quest'anno ho già fatto un cambio lavoro iniziando una professione completamente nuova, quindi mi dedicherò a giocare con questa nuova distrazione e farò finta che per ora mi accontento così. 

Comunque ho comprato un nuovo weekly planner da Pull & Bear quindi nessuno può togliermi questa felicità, nemmeno Facebook.



mercoledì 5 luglio 2017

Sogni infranti.

Vi dirò sarà che sono immersa in una di quelle serate solitarie, che desideri sempre tanto ma che difficilmente riesci a ritagliarti. Sarà anche che sto ascoltando i pezzoni più deprimenti degli Smashing Pumpkins e inviando lettere di dimissioni, quindi potete solo immaginarveli i pensieri di questa afosa serata di luglio.

Sto riflettendo sul bilancio della mia vita. Mamma mia "pensare fa male" mi direbbe qualcuno. Il problema è che sono cosa a cui ultimamente non riesco ad allontanare. Ebbene si, perchè a volte non mi arrendo al fatto che fino a qualche anno fa avevo dei sogni ed ero fermamente convinta che li avrei realizzati. Magari non esattamente così come li avevo immaginati nella mia testa, ma almeno un bagliore di quei progetti l'avrei raggiunto.

Vediamo un po', cos'è che avrei tanto voluto dalla vita.
Innanzitutto cani, almeno un paio (un maschio e una femmina ovviamente) che mi avrebbero regalato la gioia di vedere tanti piccoli cuccioli gironzolare per casa.
Ok diciamo che è qualcosa a cui posso rinunciare. Per ora.

Poi, un lavoro.
Immaginavo che nel giro di qualche anno avrei trovato la mia strada professionale, avrei fatto carriera e magari mi sarei costruita qualcosa di mi da implementare passo dopo passo.
Umh. Sono al mio quarto impiego dopo la laurea e mi rendo sempre più contro che le persone sono fisso strane, soprattutto in ambito lavorativo tirano fuori il meglio e il peggio di se stessi e un po' alla volta pure tu sei portato a farlo. Beh sta di fatto che adesso alla soglia dei 31 mi ritrovo dinnanzi ad una nuova sfida, accetto e ci provo. Speriamo solo che arrivi quella tanto ambita serenità, quell'equilibrio e quelle soddisfazioni che tanto cerco.

Gran finale, una famiglia.
Sicuramente figli entro i 30, figurati! A 28 anni mi sposo e un paio li sforno nell'immediato, poi arriverà anche il terzo perchè si sa 3 è il numero perfetto!
Certo Carlotta, convinta... tutto questo accadrà si, nel duemilaecredici!
No. questa è la parte della realtà con cui fa più male scontrarsi.
Forse perchè non dipende da me.
Adesso sono costretta ad auto-convincermi che queste cose in fin dei conti non le voglio, che c'è tempo. Ma la verità è che ho sempre sognato tanti sorrisi, un giardino grande e mangiare anguria nelle sere d'estate.

E questo maledetto mondo digitale in cui ti riscoprono così fastidiosamente SOCIAL appesantisce tutto, perchè sembra che chiunque abbia realizzato qualcosa di concreto nella propria vita tranne Me.
Forse l'errore è stato sognare e desiderare troppo, senza rendersi conto di dove stavo e sto andando. Mi sento persa come quando avevo 21 anni, con l'unica differenza che adesso ho un decennio in meno per concretizzare quei fottutissimi sogni.

Merda.




lunedì 6 marzo 2017

Dietro lo schermo leoni, nella vita coglioni.

In questi giorni penso sempre di più ad una problematica che si sta facendo sempre più preoccupante: il cyberbullismo. Questo concetto si diversifica in mille varianti e gradi, però dietro a questi grandi coglio** ops leoni dalla tastiera facile, c'è una grande insicurezza e astio verso il prossimo. Questi sentimenti negativi, mai risolti, inducono questi elementi ad avvalersi di strumenti digitali con estrema superficialità con il puro scopo di denigrare gli altri e sentirsi quindi più forti. Dietro a smartphone e computer si celano persone che preferisco elargire offese piuttosto che confrontarsi con il mondo reale: è più facile non avere il proprio interlocutore davanti agli occhi e sputare cattiverie digitando tasti a caso. Alle volte le dita sono più veloci del cervello. 
Mi chiedo perché bisogna arrivare a questo punto? Che soddisfazione può dare schernire e mettere altre persone in difficoltà?!
Sempre di più credo che da qualche parte abbiamo fallito, tutti. Perché se permettiamo -o addirittura alimentiamo- certi comportamenti la colpa non è di pochi casi isolati, ma di ciascuno di noi. Vorreste dirmi che la sofferenza di una persona non è più importante?! Si preferisce guardare un video e riderne, piuttosto che invitare a riflettere la persona che ce l'ha inoltrato??
Penso ai ragazzini suicidi che si sono tolti la vita perché violentati nei social media, penso alle ragazze svergognate con i video dei loro momenti di intimità, penso alle ragazzine che impazziscono per i personaggi di uomini e donne e si scagliano l'una contro l'altra in base allo schieramento (manco fosse la guerra delle due rose)... e poi ci sono esempi di vita e di forza, come Bebe Vio, che invece di essere elogiata per la sua determinazione e tenacia, viene bersagliata di insulti per la troppa attenzione mediatica a quanto pare ingiustificata.
Commenti dispregiativi, foto e filmati hard, minacce, tweet cinici e taglienti. È tanto divertente vomitare sentenze in 140 caratteri?! Spero allora che la vostra esistenza sia piena di successi social e che al vostro funerale al posto di lacrime e fiori ci siano milioni di like e tweet, magari anche un video in live streaming così i vostri follower non sono nemmeno tenuti a presenziare.

domenica 24 luglio 2016

Impara l'arte di vivere.

Solo nella paura, scoprirai cosa vuol dire avere coraggio.
Solo nella sofferenza, riconoscerai la felicità.
Solo nellI'incertezza, capirai i punti fermi della tua vita.
Solo nella difficoltà, vedrai emergere la tua forza. 
Solo nel pianto, ti accorgerai dell'importanza della comprensione.
Solo nel dolore, imparerai la tua resistenza.

Si dice che ciò che non ti uccide, ti fortifica. Nella vita, solo nei momenti più difficili si può capire veramente chi sono le persone importanti, che ti rimangono affianco, in qualunque situazione. Si capisce molto anche su se stessi, ci si mette alla prova e si riesce a tirar fuori qualità che nemmeno si pensava di possedere.
La vita va vissuta con persone che meritano: tutto quello che è superfluo e non ti fa stare bene va eliminato seduta stante. Che sia un amico superficiale, un fidanzato possessivo o un capo irrispettoso. Non serve superare il limite di sopportazione, le cose e le persone che ti provocano malessere vanno lasciate andare per quelle che riescono a darti qualcosa di positivo.
Non permettere mai che ti si porti via il sorriso.




venerdì 1 luglio 2016

Cicatrici non visibili ma indelebili.

Non posso lamentarmi della mia vita. In realtà spesso lo faccio, mi crogiolo in autocommiserazioni per tirarmi su il morale quando la luna è storta, inversa ed avversa.
Però in fin dei conti... Sono sana, ho una famiglia pazzesca, un fidanzato rispettoso, un lavoro che mi piace, un tetto sopra la testa.

E quando faccio queste considerazioni ripenso inevitabilmente a chi non ha tutto questo. Non mi riferisco a casi estremi che conosco parzialmente, ma le persone che mi sono vicine e che dalla vita sono state messe alla prova duramente. Le loro sofferenze per andare avanti a testa alta. Per riuscire a reggersi sulle proprie gambe sempre e comunque. Le ho viste lottare per questo, alcune fallire, ma mai arrendersi.
Anche quando la malattia sembrava avesse preso il sopravvento, forse si sui loro corpi, ma sul loro spirito mai.
A volte ho pregato, ho chiesto a Dio di portarmi via un braccio o una gamba per cercare di barattare per loro una condizione migliore. 
Probabilmente non ho capito che le migliori sono loro: perfette nel loro dramma quotidiano, e io a loro confronto sono così piccola ed insignificante.


lunedì 2 maggio 2016

Scremature di food blog

Mi rendo conto di quanto sia difficile tenere aggiornato un blog, persino il mio che è un diario di pensieri disordinati e alle volte un po' confusi... Mi rendo conto di quanto sia difficile dedicargli sempre il giusto tempo ed entusiasmo, destreggiandosi tra lavoro, fidanzato, palestra, cane e riposo.
Tutti i giorni mi ritrovo a fantasticare splendidi articoli e non vedo l'ora di metterlo nero su bianco... Purtroppo la maggior parte delle volte rimangono nella mia testa, e poi boh... Direttamente nel dimenticatoio. 
Voglio bene al mio blog, anche se è uno spazio solo per me. E spesso mi sento in colpa verso di lui perché meriterebbe le giuste attenzioni da parte mia, villana che non sono altro!
E penso a tutto questo perché al momento sto spulciando food blog e nel marasma editoriale, ce ne sono alcuni che ti fanno venire voglia di addentare lo scherzo e altri... Che vabbe non tutte le ciambelle escono col buco! Ne ho visti di aperti, ma senza manco un post, non aggiornati, brutte ricette, brutte grafiche, brutte foto, brutti layout... De tutto e de più! 
Quindi, dopo aver visto il meglio ed il peggio del web ho fatto un fioretto: almeno due volte al mese devo scrivere. Posso farcela. Ci credo. Avanti tutta. 
Maggio è appena iniziato e sono già a metà dei compiti... Coraggio!
Nel frattempo, mi rimetto a ficcare il naso nei blog altrui... Cause lavorative eh!
Nuovi progetti in vista, è tempo di prendere le mie idee e non lasciarle che finiscano chissà dove nei meandri sconnessi della mia mente. 





A presto,
Carlinlove


mercoledì 9 marzo 2016

Una vita spaccata in due.

Piove... beh si siamo a Londra cosa posso pretendere?
Però oggi è incessante, non smette nemmeno un secondo. Come si direbbe dalle mie parti "scravassa".

Le mie parti... quei posti lontani dove ci sono tutti, tranne me. 

Io sono qui, per cercare di superare una nuova sfida. L'ennesima, lontana da casa.
Sono una persona che si adatta facilmente e trovo stimolante immergermi in posti e condizioni diverse. Ma queste nuove situazioni -seppur eccitanti- non esulano dai sacrifici, perchè casa mi manca e non poco.

Dopo Milano, dopo Brescia, eccomi di nuovo qui, a fare i conti con due realtà distinte.
Imparare, cercare lavoro, vivere a Londra, mentre tutti i miei affetti e la quotidianità che sogno di poter raggiungere un giorno sono in Italia.

Questa città è incredibile, ha tanto da darmi e ogni giorno sento che sto ricevendo qualcosa. Mi sforzo di apprendere il più possibile, perchè so che è necessario, so che mi fa bene.

Eppure ripenso inevitabilmente ai sabato mattina al mercato, in bici, mentre io e Daniele ci fermiamo a bere uno spritz e arrivano anche gli altri. Ripenso al profumo degli abbracci di mia mamma, soffici ed intensi. Perchè lei quando ti prende ti stringe forte e tu devi fare altrettanto. Le mie amiche si scrivono sulla chat "chi è in giro stasera?" e me le immagino, le loro risate. E poi ci sono le coccole delle mie creature canine, le corse in giardino e i tiepidi pomeriggi soleggiati che si infrangono sulla campagna.

La frenesia vs la serenità. La multientia vs il detti veneti. La tendenza vs la sostanza. I conoscenti vs la propria famiglia.

Una vita spaccata in due. 


lunedì 15 febbraio 2016

Approdata in terra anglosassone.

Olè si, finalmente ci sono.
Da quanto tempo ormai dicevo "ora preparo la valigia e scappo via!"
Bene, l'ho fatto. Ma la mia -inaspettatamente- non è stata una fuga frustrata alla ricerca di qualcosa che mi rendesse felice. No.
Sono tornata a casa per Natale, avevo famiglia, fidanzato, amici, cani... Non potevo desiderare felicità più dolce.
Questa è stata una scelta consapevole, serena, liberatoria. E' stata una strada per esaudire un mio desiderio, che tenevo fermo lì ormai da anni. Ho aperto il famigerato cassetto e ho tirato fuori quel piccolo sogno di partire, per ripartire. Per fare un'esperienza diversa, per me stessa.
Quindi disoccupata, con qualche chilo di panettone in più e tante nuove idee ho chiuso faticosamente la cerniera del mio trolley e sono andata.
Ora mi trovo a Londra, ospitata dalla sorella di mio cognato, pronta e carica per questo nuovo viaggio di vita.


lunedì 9 novembre 2015

Quando la stanchezza prende il sopravvento.

Di solito stringo i denti e vado avanti, anche quando il morale mi arriva sotto i piedi, l'herpes mi massacra le labbra, arriva l'ora di alzarsi dal letto troppo presto, o quando qualche collega mi fa innervosire. Alzo le spalle e passo oltre.

Ci sono però giorni in cui proprio non ce la faccio. 

Non tanto fisicamente, ma sento una stanchezza mentale ed emotiva che mi biomba addosso e in quei momenti mi sembra che il tempo si fermi.
Mi sento bloccata in questa situazione di pesantezza, fiacca ed impotente. Sono svogliata sul lavoro, evito le chiamate di amiche e parenti, sogno solo una copertina calda e il divano.

Che sia il cambio di stagione?! Oppure il ciclo?? Le foglie che cadono?!??

Non capisco tutte le mie pippe mentali, forse avrei bisogno di qualche giorno di sereno fancazzismo. Senza l'ansia della lavatrice, della chiamata persa, dell'evento da organizzare, dell'aperitivo mondano.
E più mi fermo a pensarci più aumenta l'avversione per tutti i miei doveri. Senza contare quella decisione ferma lì, che aspetta solo me. Nuovo lavoro, esperienza all'estero, oppure rimanere e adattarsi ad una posizione mediocre.

Crucci.

Crucci maledetti.

Image source: Web

E poi leggo articoli su articoli riguardanti rimedi naturali e multivitaminici.
Acqua e limone di prima mattina, riso integrale, cross fit, integratori, corso di yoga, tisane alle erbe di montagna, là sui monti con Annette dove il cielo è sempre blu.

Ma la mia stanchezza è psicologica, mi sento intrappolata in una condizione che non migliora, nonostante i miei sforzi. E mi rimprovero di non provarci abbastanza, peggiorando ancora di più la percezione della mia situazione.

Così, sono giorni no questi. Dove sento freddo, vorrei chiudere gli occhi e smettere di preoccuparmi.

Probabilmente domani passeranno, stasera mi sfogo un po' in palestra, mi faccio una doccia calda ed il sonno riuscirà a spazzarli via, questi cavolo di crucci.


mercoledì 9 settembre 2015

Settembre.

Image source: web

Settembre nella mia vita ha significato tante cose. Ai tempi delle scuole era un nuovo inizio, nuovi propositi, nuove promesse della serie "quest'anno studio, quest'anno sto attenta e faccio tutti i compiti a casa". Rivedere finalmente gli amici dopo la pausa estiva, rincontrare quel ragazzo carino in corridoio, i ricordi delle vacanze da raccontare subito alla mia compagna di banco... Settembre era... svegliarsi alle 7:00 e -con i capelli raccolti distrattamente in una coda arruffata- correre a prendere l'autobus in quelle mattinate pungenti, fatte di primi maglioni e giacche a vento, che venivano puntualmente rimossi nel corso della giornata e nel rientrare a casa mi ritrovavo sempre con tutto legato in vita. Le prime settimane di liceo erano sempre meravigliose: la mole di studio molto moderata, la ricreazione passata al sole, l'abbronzatura che ancora resisteva e ci donava quell'appeal in più.




Poi è arrivata l'università e settembre allora voleva dire test d'ingresso, nonché ultima tranche di esami, la speranza di esaurire finalmente il libretto. Un'estate passata a fancazzare allegramente, per ovvi motivi si concludeva in pazze full immersion sui libri!
In triennale passavamo intere giornate nell'aula di laboratorio tra cucire ed organizzare feste studentesche nei piccoli club che ormai erano diventati una seconda casa.



Era il periodo delle chiusure delle discoteche e locali di Jesolo, quindi delle serate più moleste, accompagnate da rispettivi hangover e sensi di colpa. mi sembra ieri... ore 6:30 compare l'alba e noi siamo ancora in pista. ore 7:00 ci sbattono fuori. 7:30 panino dalla vecchia. 8:30 colazione. 9 letto finalmente. ore 13:00 si apre un occhio per sbaglio. ore 17:00 pranzo. ore 19:00 forse iniziamo a riprenderci, ok studieremo domani ormai!
adesso se mi trovo a cena fuori alle 11 inizio già ad accusare la sonnolenza.




Ora settembre rimane comunque il mese che preferisco. Finalmente se n'è andato quel caldo insopportabile (quest'anno poi!), i colori si fanno dolci e la luce dorata rende ogni cosa più bella. Ci si sente intontiti forse, tristi per aver già usufruito delle ferie. La mattina la mia capacità di sgusciare fuori dalle coperte è ridotta al minimo. La brezza inizia a farsi sentire, indosso un cardigan caldo, mi faccio il caffè, stendo la lavatrice, mi dimentico di dar da bere alle piante. Scelgo i vestiti, faccio colazione, districo la chioma, metto la crema, predispongo la borsa del pranzo, agenda, chiavi.
La sera spese, preparo la cena, l'unica compagnia è quella della televisione, qualche libro inutile, parole crociate ed aspetto il weekend. Ogni tanto mi fermo e sto a guardare tutto quello che mi avvolge. Le nuvole che in un cromatismo inesprimibile si tingono di arancione per poi fondersi nel turchese.


Per me settembre rappresenta questo: una riflessione malinconica, ma dolce, una solitudine consapevole e a tratti rassicurante. Mi ritrovo sognatrice, nuovi progetti, nuovi orizzonti, nuovi obiettivi che spero di raggiungere presto.

Image source: Vogue archive

Lasciatemi sognare per ora, "wake me up when september ends!"


giovedì 9 luglio 2015

La felicità dentro se stessi.

Dopo l'inizio -e proseguo- di giornata terrificante di ieri, non avrei mai pensato che stamattina mi sarei svegliata così serena e rilassata. Dentro di me ho provato un sentimento strano, di accettazione. è difficili da descrivere, ma mi è sembrato che tutte le ansie che avevo provato il giorno prima fossero lontane anni luce.
Non credevo che una sola notte potesse cambiare la mia visione delle cose, ma così è stato. Ho probabilmente compreso perchè non sono soddisfatta di me stessa. Ho iniziato a perdonarmi e non darmi sempre addosso. E poi ho capito che è inutile rincorrere l'approvazione altrui, perchè se si ha la coscienza a posto bisogna solo camminare a testa alta.

E basta tormentarsi, oggi no. Tra qualche giorno parto finalmente per le ferie.
Forse non sarò pronta per la prova costume, ma per la prova più importante ho tutte le carte in regola. La prova della felicità, dell'autostima, di sentirsi bene, di darsi sempre un'opportunità.
Sarà che mi sono appena fatta una bella sninfatina di indelebile (mi provoca sensazioni allucinogene!), ma voglio ripensare a tutti quegli istanti in cui sono stata davvero felice, spensierata, me stessa.


Domani rimarrà sempre e comunque, un altro giorno.


Image source: web

mercoledì 1 luglio 2015

Risveglio nevrastemico.

Succede sempre così, quando sgarro con l'alimentazione mi sveglio nervosa ed infastidita. Mi autodeludo, e non c'è niente di più irritante che sentirsi deboli, perdenti.
Nonostante gli obiettivi, i buoni propositi, l'impegno, la preparazione, succede inevitabilmente che qualcosa va storto.
Sabato controllo dalla dietologa, dovrei aver perso almeno 3 kg dall'ultima visita... ne ho presi 2,5 kg!!! Ok, causa caviglia niente palestra... Stare a casa da mia mamma non agevola di certo il mio timido tentativo di mangiare poco e bene... Cenare sempre con Daniele poi comporta dover cucinare, e se gli propongo un'insalatina potrebbe tirarmela dietro. In più si sono quadruplicati i pasti fuori: colazioni, pranzi, cene, aperitivi, brunch... un vero suicidio.
Però ci sono sguazzata allegramente per un mese buono, risultato: +5,5 kg rispetto al peso prefissato. E la deadline si avvicina, sarà molto dead e poco line.
Giovedì ho appuntamento con il personal trainer per ritoccare la mia scheda, a prova di caviglia ancora un po' rigida.
E poi sta a me. Alla mia determinazione. So che l'incostante è il mio forte, ma non voglio perdere anche questa sfida. Non riesco a capire cosa scatta in me, l'irrefrenabile voglia di mangiare quella cosa in più, il senso di insoddisfazione e la continua ansia che provo nel sentirmi privata di cibi e bevande che in realtà non mi servono affatto.
Forse ho più bisogno di una bella chiaccherata dalla psicologa, che di una dieta. O meglio, avrei necessità di entrambe. Vorrei solo affrontare questo percorso con più serenità, com'è successo l'anno scorso. Non sentivo tutto questa fatica nel seguire un regime alimentare corretto, adesso mi sembra di impazzire. Qual è quindi il problema alla base?!
Continuo ad interrogarmi su questa mia situazione di profondo disagio e capisco solo che così non riesco proprio ad andare avanti. Può sembrare un problema banale, ma si riflette su tutti gli altri aspetti della mia vita e mi sta davvero logorando. Non mi vedo bene esteticamente, soffro del fatto di non essere abbastanza forte, divento irascibile con il mio fidanzato e le persone che amo di più, mi infastidisco persino quando è ora di prepararsi per uscire. Tutto diventa pesante e mi sta facendo star male.
Sono in un momento di profonda fragilità, non permetto a nessuno di avvertire questo malessere ed espongo una corazza di rispostacce e sguardi infuocati.
Cerco risposte, soluzioni ma non sono in grado di mettere in pratica nemmeno i consigli che mi do.
Mi sento un'Alice nel paese degli incubi, senza Bianconiglio, senza Steegatto, solo la Regina di Cuori che mi assilla e cerca di tagliarmi la testa. Svegliatemi.



giovedì 11 giugno 2015

Aceto: tutti i motivi perchè odio stare male.

Ottavo giorno di malattia. Sono in aceto, aceto puro per svariate ragioni.

1. La più eclatante è inutilità di queste giornate a casa, che passano lente, lentissime.

2. In questo amaro far niente non posso muovermi, perchè le mie arcinemiche stampelle sono più n ostacolo alla mia pazienza che un ausilio per camminare.

3. Ho allungato in maniera significativa i tempi di preparazione, quindi quando sono pronta per uscire scatta l'ora x panico controlli inps.

4. Dipendenza costante da terzi, io che se non si fanno le cose bene e velocemente mi saltano i nervi. Figuratevi star a guardare delle persone che mi devono aiutare a vestirmi, spostarmi e prendermi l'acqua dal frigo.

5. Sono a casa di mia madre, dopo anni di vita solitaria nel mio dolce appartamentino dove l'unica legge vigente è dettata dalla sottoscritta. E mia madre è una gran rompicoglioni.

6. Prima mi dava fastidio la caviglia traumatizzata, adesso il dolore si è esteso ad entrambe le gambe, come se qualcuno me le tirasse per cercare di allungarle (o di strapparmele, chi lo sa).

7. Mancanza di sonno ormai da troppo. Non so che posizione assumere, causa malessere precedentemente citato.

8. Avere continuamente la preoccupazione di aver lasciato il mio appartamento incustodito, senza nessuno che possa abbeverare le mie povere piantine. Me le sogno di notte, mentre si spengono una a una stremate dalla sete e dal caldo afoso di questi giorni. Struggente.

9. Il pensiero di lasciare il mio lavoro incompiuto, lì che mi aspetta in ufficio senza nessuno che possa sostituirmi.

10. Mi rompo i maroni.

Ecco, ora ho esaurito tutte le penose motivazioni per cui mi commisero quotidianamente, sono un caso senza speranza lo so. Tante storie per una distorsione, ma purtroppo io non sono capace a vivere così. Sempre limitata negli spostamenti e incapace di sottostare alle continue critiche della padrona di casa. Quindi la connessione mentale è immediata: ma se io soffro così tanto per una settimana da zoppa, non oso immaginare chi è in una condizione simile o peggiore, in modo permanente. Mi sento ancora peggio perchè capisco che le mie lamentele sono ridicole, io sono ridicola!
Un altro capitolo tratto dal romanzo "Giovani suscettibili alle fasi ormonali del proprio ciclo".






martedì 26 maggio 2015

Riprendiamoci il nostro tempo


Lavoro, fidanzato, palestra, amici, famiglia, cane, trasferte. E non ho ancora dei figli! Alle volte mi sento soffocare dalle scadenze e dagli orari. Il ritmo della vita è incasellato in scompartimenti ben definiti, dobbiamo prestare sempre attenzione alla tempistica di ciascun impegno e programmare ogni minuto della nostra giornata.
E tutto questo perché?
Perché ci sono cose che bisogna assolutamente fare ok, ma molto spesso ci incastriamo in faccende superflue che ci prefiggiamo solo per paura di non essere sufficientemente attivi.
Una serata libera? usciamo con le amiche!
Un pomeriggio uggioso? andiamo al cinema!
Un sabato mattina senza commissioni? perfetto per una gita in bicicletta o un corso in palestra, così possiamo pure smaltire i cocktail del venerdì.

Ebbene, ci sono momenti in cui bisognerebbe dire stop e goderci il dolce far niente. Ma proprio niente. Sederci sotto il portico, guardare fuori della finestra, rifugiarsi sotto le lenzuola. Pensare, fantasticare, sognare senza darci alcuna deadline da rispettare. 

Fonte: TGCOM

Qualche mese fa esponevo al mio collega Davide la mia teoria su come prolungare il weekend: annoiandosi. Proprio così, perché il tempo trascorre più lentamente se non ci cimentiamo in qualche iniziativa frenetica e perfino divertente, e -per me- non c'è cosa pià bella di lasciarsi cullare dalla pigra nullafacenza incondizionata. Forse un programma del genere può sembrare un vero e proprio lusso per chi deve star dietro a figli, famiglia, ecc, ma alcune volte siamo noi in prima persona che ci affanniamo in attività e impegni che potremmo tranquillamente tralasciare. Non dico di diventare un tutt'uno con il divano, ma piccole rinunce sporadiche ci permettono di guadagnarci momenti per noi stessi e di rigenerare la nostra mente.

Venerdì ho intenzione di andare in montagna con fidanzato e "figlio" scodinzolante, approfittando del ponte 1-2 giugno. Sono previste le classiche escursioni tra i boschi, ma devo confessare che spero proprio che la pioggia venga in mio soccorso.



venerdì 22 maggio 2015

Mamma, che ufficio: tu chi seii?!

Molte volte rimango perplessa di fronte ad atteggiamenti singolari che noto in alcune persone. Resto un po' intontita ad ascoltare affermazioni o ad osservare comportamenti che poco condivido, e per qualche secondo chiedo ripetutamente a me stessa: "ma ho capito bene?!"
Sono sempre dell'opinione che il mondo è bello perché è vario e che tutti nella nostra diversità siamo inesorabilmente accomunati dal fatto che nessuno è perfetto. Partendo da questo presupposto, tengo a precisare che mi ritengo una persona piena di difetti, ma sono anche consapevole della quantità di autocritica a cui mi sottopongo quotidianamente per cercare di migliorarmi e di comprendere sempre il punto di vista altrui.
E fin qui ci siamo.
La cosa a cui ancora non riesco ad abituarmi è la concentrazione degli atteggiamenti "singolari" sopra citati all'interno del mio ufficio. La vegetazione è varia e devo dire perfino un po' spinosa, di seguito mi cimenterò a profilare le caratteristiche di colleghi e collaboratori, scommettendo che chiunque si sarà imbattuto in almeno uno di questi personaggi!

1. A.D.



Non capisco mai cosa dice, non che io sia particolarmente stupida ma si mangia -letteralmente- le parole. E tralasciamo quando improvvisa citazioni ed inglesismi.



2. Responsabili



Runner-victim della situazione, sfogano la crisi di mezza età sulla corsa e dalle 9 del mattino fino alle 6 di sera non parlano d'altro.



3. Contabilità



In questo reparto risiede la capo branco, che è in azienda dal lontano... e non perde mai un'occasione per controllare cosa tu stia facendo, anche se la sua postazione si trova ad una distanza alquanto considerevole dalla tua.



4. Reparto vendite


Regna il bipolarismo: sempre super indaffarate, tirate, nevrotiche, non sai mai come rivolgerti perchè devono gestire mille scazzi con i clienti (solo loro eh!), si beccano e si urlano dietro -per non parlare di quante se ne dicono dietro le spalle- e poi come per incanto le ritrovi fresche, serene e super amiche... bah!!!


5. Comunicazione & Grafica (di cui faccio parte)



I fancazzisti incompresi. Puoi organizzarti il lavoro come meglio credi, tanto nessuno capirà mai l'utilità del tuo lavoro. 



6. Ufficio tecnico

La presunzione allo stato puro. Solo loro ne capiscono, tu sei una nullità e non puoi nemmeno avvicinarti ad un decimo della loro luminescenza.



7. Il magazzino



Adorabili, seri, simpatici... ma con una tendenza inesorabile all'omofobia!



La cosa che accomuna un po' tutti è il commentino che sega le gambe, la battutina affilata che arriva appena hai un attimo di cedimento. Non puoi concederti distrazioni perchè loro se ne accorgeranno sempre, ovunque e comunque e al momento più opportuno salteranno magicamente fuori come un tenero coniglietto da un fottuto cilindro nero. Ma questi coniglietti mordono. Nessuno purtroppo può uscirne incolume, tutti hanno da dire verso tutti. Inizialmente ho stretto dei rapporti che ho dovuto per forza di cose rivalutare, mio malgrado.
Nonostante la distanza che mi separa da casa, mi sono ritrovata costretta a lasciare le amicizie altrove, perchè dopo quasi un anno passato ogni giorno con le stesse persone ho capito che fidarsi non è mai mai mai bene. E non fidarsi è l'unica strada percorribile.














giovedì 21 maggio 2015

Pulso.

Ieri mi sono sentita dire che caratteristiche come l'essere impulsivo e riflessivo "non vanno d'accordo".
Cosa vuol dire?!
Non ho mai sentito frase più superficiale di questa.
Lo capisco anche io che i significati dei due aggettivi sono agli antipodi, ma se li inseriamo nel carattere di una persona il discorso cambia, eccome se cambia.
Da cosa nasce l'impulsività?
Da uno stimolo.
Ma non uno stimolo istantaneo e semplice.
Uno stimolo rielaborato, ragionato, pensato, che diventa impulso.
E questo stadio si racchiude in un frammento di tempo breve, ma che non esprime mancanza di riflessione, ma la sua velocità.
"So essere impulsiva, ma contemporaneamente molto riflessiva."
Non fa acqua da nessuna parte, perché la reazione che si scatena è proprio indice di interpretazione a cui si associa un significato. A questo ne consegue una risposta attiva, perché tale è la forza di quel che si sta pensando che non si può far a meno di esprimerlo.
E successivamente un impulsivo continua a rileggere nella mente e trovare delle alternative, per capire la strada migliore da perseguire.
Ditemi che questa non è riflessione. Anzi il nostro (noi gang degli impulsivi) problema è che pensiamo, troppo.
Non si può confondere la "pigrizia di esporre le proprie idee" con l'essere "riflessivo".
Perché allora si, cozza alla grande con l'impulsività.







venerdì 17 aprile 2015

Un anno fa.

Riguardo quella foto, del 25 Marzo dello scorso anno. Un anno fa mi laureavo in Marketing e ora mi sembra di essere così lontana da quello scatto, così diversa. In un anno appena è cambiato tutto, è successo di tutto. Ho trovato lavoro, mi sono trasferita, mia sorella si è sposata, mia madre ha scoperto di avere un tumore, ha subito 3 interventi, ho perso quasi 10 kg, mi sono iscritta ad un gruppo di running, ho imparato cos’è una stomia, tutti gli alberi che circondavano la mia casa sono stati tagliati.
Qualche centinaia di giorni e ti ritrovi stravolta dagli eventi, ma in fondo sei sempre la stessa. Impulsiva, fragile, malinconica, innamorata del primo giorno di scuola, che non legge un libro manco sotto tortura.
Per me i mesi trascorsi a Milano restano purtroppo un ricordo distante, che porto con me avidamente. Ammetto, ma con difficoltà, che vorrei essere ancora lì, stesa in quel letto a due piazze francese, e avere sulla pelle solo quel piumino così fresco e rassicurante. Mentre le ore passavano fuori dalla mia stanza, io mi perdevo nei miei pensieri e fissavo quell’ampia finestra che dava sul cortile. Il sole calava e restavo immobile ad aspettare l’imbrunire e quando finalmente scorgevo la luna mi decidevo a prepararmi la cena. In piena notte, il frigo vuoto, raggiungevo qualcuno. Qualcuno in giro c’era sempre.
A Milano era impossibile sentirsi sola, se non c’erano le persone ti bastava la città. Il portoncino di quel condominio di ringhiera era un ponte tra il mio immaginario solitario e la realtà che scalpitava e mi avvolgeva teneramente.
Non credevo che lasciando il mio appartamento in piazza 24 Maggio avrebbe significato perdere Milano. Non mi immaginavo che non ci sarei più tornata. Ho dovuto fare i conti con la vita, con al concretezza degli eventi, che non aspettano, i momenti si susseguono inesorabili e non fanno più ritorno.
Ero incosciente del magnifico sogno che stavo vivendo. Mi sono svegliata di colpo e ad un anno di distanza ancora fatico a capacitarmi di quanti cambiamenti sono avvenuti. È come se non fossi più in grado di essere pienamente felice, non so nemmeno spiegarmi.
Ne parlavo qualche sera fa a Daniele. Non sto male, ma non sono nemmeno appagata e contenta. Mi intrattengo in questo limbo di mediocrità emotiva, in una confusione mentale in cui il sentimento prevalente è il disorientamento. Avevo mille progetti che non ho realizzato e ora mi sembra di essere svuotata persino della capacità di sognare, di immaginare il mio futuro o desiderare qualcosa.
Perché ciò che mi rimane di quest’anno è che le uniche cose che possono succederti sono quelle che mai avresti previsto.