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venerdì 1 luglio 2016

Cicatrici non visibili ma indelebili.

Non posso lamentarmi della mia vita. In realtà spesso lo faccio, mi crogiolo in autocommiserazioni per tirarmi su il morale quando la luna è storta, inversa ed avversa.
Però in fin dei conti... Sono sana, ho una famiglia pazzesca, un fidanzato rispettoso, un lavoro che mi piace, un tetto sopra la testa.

E quando faccio queste considerazioni ripenso inevitabilmente a chi non ha tutto questo. Non mi riferisco a casi estremi che conosco parzialmente, ma le persone che mi sono vicine e che dalla vita sono state messe alla prova duramente. Le loro sofferenze per andare avanti a testa alta. Per riuscire a reggersi sulle proprie gambe sempre e comunque. Le ho viste lottare per questo, alcune fallire, ma mai arrendersi.
Anche quando la malattia sembrava avesse preso il sopravvento, forse si sui loro corpi, ma sul loro spirito mai.
A volte ho pregato, ho chiesto a Dio di portarmi via un braccio o una gamba per cercare di barattare per loro una condizione migliore. 
Probabilmente non ho capito che le migliori sono loro: perfette nel loro dramma quotidiano, e io a loro confronto sono così piccola ed insignificante.


venerdì 17 aprile 2015

Un anno fa.

Riguardo quella foto, del 25 Marzo dello scorso anno. Un anno fa mi laureavo in Marketing e ora mi sembra di essere così lontana da quello scatto, così diversa. In un anno appena è cambiato tutto, è successo di tutto. Ho trovato lavoro, mi sono trasferita, mia sorella si è sposata, mia madre ha scoperto di avere un tumore, ha subito 3 interventi, ho perso quasi 10 kg, mi sono iscritta ad un gruppo di running, ho imparato cos’è una stomia, tutti gli alberi che circondavano la mia casa sono stati tagliati.
Qualche centinaia di giorni e ti ritrovi stravolta dagli eventi, ma in fondo sei sempre la stessa. Impulsiva, fragile, malinconica, innamorata del primo giorno di scuola, che non legge un libro manco sotto tortura.
Per me i mesi trascorsi a Milano restano purtroppo un ricordo distante, che porto con me avidamente. Ammetto, ma con difficoltà, che vorrei essere ancora lì, stesa in quel letto a due piazze francese, e avere sulla pelle solo quel piumino così fresco e rassicurante. Mentre le ore passavano fuori dalla mia stanza, io mi perdevo nei miei pensieri e fissavo quell’ampia finestra che dava sul cortile. Il sole calava e restavo immobile ad aspettare l’imbrunire e quando finalmente scorgevo la luna mi decidevo a prepararmi la cena. In piena notte, il frigo vuoto, raggiungevo qualcuno. Qualcuno in giro c’era sempre.
A Milano era impossibile sentirsi sola, se non c’erano le persone ti bastava la città. Il portoncino di quel condominio di ringhiera era un ponte tra il mio immaginario solitario e la realtà che scalpitava e mi avvolgeva teneramente.
Non credevo che lasciando il mio appartamento in piazza 24 Maggio avrebbe significato perdere Milano. Non mi immaginavo che non ci sarei più tornata. Ho dovuto fare i conti con la vita, con al concretezza degli eventi, che non aspettano, i momenti si susseguono inesorabili e non fanno più ritorno.
Ero incosciente del magnifico sogno che stavo vivendo. Mi sono svegliata di colpo e ad un anno di distanza ancora fatico a capacitarmi di quanti cambiamenti sono avvenuti. È come se non fossi più in grado di essere pienamente felice, non so nemmeno spiegarmi.
Ne parlavo qualche sera fa a Daniele. Non sto male, ma non sono nemmeno appagata e contenta. Mi intrattengo in questo limbo di mediocrità emotiva, in una confusione mentale in cui il sentimento prevalente è il disorientamento. Avevo mille progetti che non ho realizzato e ora mi sembra di essere svuotata persino della capacità di sognare, di immaginare il mio futuro o desiderare qualcosa.
Perché ciò che mi rimane di quest’anno è che le uniche cose che possono succederti sono quelle che mai avresti previsto.





giovedì 10 aprile 2014

Che ne so io di me?!

Mi è stato chiesto di descrivermi in tre parole.
Tabula rasa, non lo so davvero.
"Allora prova con delle immagini".
OK ancora più complicato.
Perfetto, "una frase che ti rappresenta..."
No, non ci siamo.
Questo è un problema che ultimamente mi risulta alquanto ostile, soprattutto in ambito di colloqui lavorativi.
"Come ti vedi tra cinque anni?"
"Che musica ascolti?"
"Qual è il tuo uomo ideale?"
"Dimmi tre cose che ti hanno fatto innamorare di lui..."
Ma no, no no no. Ci sono domande a cui non so rispondere. Io non ho mai avuto un colore preferito e la musica, beh mi piace tutto (o quasi).
Forse il problema che siamo troppo impegnati a cercare definizioni, ma quando abbiamo trovato l'etichetta giusta la colla si è ormai seccata e non si appiccica più.
Forse il vero problema è che non so bene chi sono e scappo da ogni tentativo di specchiarmi e capire che non mi piace ciò che vedo.
Ma alle volte, è bello fermarsi a guardare.





martedì 1 aprile 2014

CARLinCAZZATA.

Di solito non mi abbasso a fare polemica, soprattutto se in campo politico. Non ne vale la pena.
però davvero non capisco.
Non capisco perchè io povera stronza per trovare uno stage (full-time retribuito 400 euro al mese, con cui potenzialmente dovrei provvedere a bollette, affitto, cibo ecc.) devo avere la laurea triennale, specialistica, master, essere bilingue e magari possedere russo cinese giapponese armeno fluente, esperienza lavorativa di un paio d'anni, residenza all'estero e quant'altro...
e i 4 idioti che abbiamo al governo che prendono centinaia di migliaia di euro non riescono nemmeno a pagarsi la luce.
bah.

martedì 11 febbraio 2014

Del tempo per me.

Ho consegnato la tesi -finalmente- venerdì.
Aspetto la correzione dal professore.
Sono passata da studiare e sclerare per passare gli ultimi esami a scrivere e sclerare per finire la tesi.
Ora il nulla. Sono mail 3 giorni che passo le ore davanti a computer e televisione senza combinare un bel e amato e aspettato niente.
Però andando a spulciare le pagine facebook di persone che non vedo da anni, mi rendo conto di quanto la mia condizione attuale di cazzeggio profondo vada presto interrotta. Potrei abituarmici.
In ogni caso il mio cruccio di oggi, non è tanto rimproverare me stessa, ma pensavo piuttosto alle relazioni.
Individui che si incontrano, escono assieme e iniziano a condividere sempre di più le loro vite. E questa riflessione è indotta anche dal nuovo reality di mtv -non giudicate, ricordatevi che non ho nulla da fare- dove un equipe di "esperti" hanno preso 20 ragazzi/e, piazzati su isola e ipotizzato 10 coppie perfette secondo calcoli di non so che tipo. Al di là dello scopo del gioco che prevede l'individuazione degli abbinamenti prodotti "in laboratorio", vorrei tanto capire i requisiti di catalogazione dei vari accoppiamenti.
è realmente possibile stabilire scientificamente l'altra metà della nostra mela? e sulla base di cosa?! proporzioni fisiche, vicinanza culturale, assortimento cromosomico, gusti musicali, cosa?
Ci sono storie che durano per anni e poi finiscono, ma mentre le viviamo siamo convinti dei nostri sentimenti. Il fallimento di questi rapporti sono attribuibili a fattori esterni o ad uno scorretto assortimento di soggetti?
Sappiamo bene che ancora prima che inizi una relazione chiunque di noi si trasforma in un piccolo cartomante che cerca di capire se è sul serio la persona adatta. Ci fissiamo su dettagli e preconcetti che razionalmente valutiamo indispensabili, e poi ci innamoriamo di tutt'altre caratteristiche.
Credo che una delle sentinelle più attente nel recepire feedback dall'altra persona non sia il cervello, ma la nostra pelle. Tutte le sensazioni che proviamo quando essa viene sfiorata, il profumo che emana, la forza o delicatezza del tatto. Questa è la chiave per sentire.
Essere affini dal punto di vista logico, in amore, non serve a un cazzo. Avere interessi comuni tanto meno.
Stare bene sentirsi galleggiare nell'aria non può essere ridotto a schemi meramente scientifici. Tra le persone si crea un'alchimia particolare che il corpo può capire, ma la mente no.
Ti piace, hai voglia davvero di rivederlo e per lui è lo stesso. E se passano gli anni, questo comunque non cambia. Anche se ti fa incazzare, odi la giacca che si è comprato, ti parla sempre di quelle cose stracciaballe. Lo vuoi lo stesso, sempre con te.
Questo, nella mia modesta opinione ed esperienza, significa essere anime gemelle.

Bene, ora esco dal letto e vado a comprare una borsa da Mango.

martedì 4 febbraio 2014

Immagination

Continuo a pensare a come sarà la mia vita.
Immagino luoghi, avvenimenti, persone.
Idealizzo qualunque situazione, perchè anche se non si avvererà perlomeno l'avrò vissuta per qualche istante, nella mia mente.
Sogno ciò che più vorrei, senza frenare il desiderio.
Mi ritrovo delusa dalla mia ingenua avidità.
La realtà ha un gusto a volte amaro, ma la finzione dei nostri sogni è senza sapore.


sabato 11 gennaio 2014

La bellezza della quotidianità

Scendo le scale di corsa, è già mezzogiorno e Alessandra mi aspetta per studiare.  Nonostante la fretta mi soffermo ad osservare sorridendo scorci di dolcezza.  Un papà, bello alto e giovane, passeggia con le sue tre principesse. Tre splendide bambine con occhi azzurri, due bionde e una carotina che cattura immediatamente la mia simpatia. Tre piccoli angeli, che gli camminano accanto cercando di tenere il passo. La più piccola sulle sue spalle robuste di padre.
Tre principesse.
Tre femmine.
Tre future donne mestruate.
A cui aggiungere la madre.
Minchia povero uomo.

lunedì 6 gennaio 2014

No, e poi no

Ci sono persone che non si rendono conto che spaiare gli asciugamani è altrettanto grave di spaiare o calzini. Il loro è l'unico matrimonio che non ammette divorzi.

martedì 26 novembre 2013

La giornata contro la violenza sulle donne.

Era ieri, Lunedì 25 Novembre, il giorno prefissato per comunicare al mondo il proprio disgusto verso la violenza contro le donne.
Dedico la mia riflessione sul tema con qualche ora di ritardo, che mi ha permesso di analizzare e cogliere input da manifestazioni, commenti, immagini divulgate nei social network ed alla televisione.

Ci sono tanti modi per ferire una donna. Fisicamente, mentalmente, civilmente. Evito di citare eccessi culturali, perchè il discorso diverrebbe troppo complesso per esaurirlo in un solo post.
Penso alle nostre mamme e sorelle, e figlie e cugine, e amiche che ci circondano e da cui impariamo ogni giorno qualcosa di meraviglioso. Socialmente e giuridicamente hanno il medesimo potere maschile, ma chi sono in realtà?
Donne non considerate essere inferiori, ma individui lasciati soli, in una trappola che purtroppo spesso si rivela mortale. Ieri si è rivelato un grande fermo immagine su realtà troppo comuni, che si susseguono incessantemente e provocano dolore e sofferenza. Anche chi non l'ha provata sulla propria pelle, in particolar modo se appartiene al gentil sesso, percepisce inevitabilmente quel senso di rabbia, impotenza ed umiliazione che un atto di aggressività ingiustificata provoca alle vittime.
E ci sentiamo vicini al padre, agli occhi innocenti dei figli, alla nonna, agli amici, che hanno riempito il proprio cuore di amore per quella ragazza, coinvolta in un destino crudele che le ha portato via la felicità attraverso le mani che avrebbero invece accarezzarla dolcemente e prendersi cura di lei.
Non stiamo parlando da uno scatto d'ira o una parola offensiva, ci sono persone che lottano quotidianamente contro maltrattamenti persistenti, che non segnano solo il corpo ma anche nell'intimità del proprio essere e lo fanno in maniera indelebile.
Chi riesce sfuggire a questi massacri, non si sentirà più totalmente al sicuro. Il trauma subito non si conteggia solo al numero di lividi o ossa fratturate. Ciò che difficilmente svanisce è l'inquetudine di ritrovarsi nuovamente dinnanzi al carnefice di tali atti, o addirittura di imbattersi in elementi peggiori.
Posso incitarle ad essere coraggiose, per se stesse e per chi vuol loro bene sul serio.
Ma sono consapevole che la loro paura è fondata su anni di ingiustizie, subite e mai riconosciute.
Spero che le nuove generazioni siano diverse, voglio che i piccoli uomini che stiamo crescendo possano renderci orgogliosi e che trattino con rispetto qualunque essere umano, e che amino con passione e delicatezza le proprie compagne.
E la mia speranza si espande ai padri, zii o conoscenti che si approfittano persino della più infantile dell'innocenza per sfogare chi la frustrazione, chi il desiderio, chi la rabbia.
Si tace purtroppo dinnanzi a questi gesti, perché non si riesce nemmeno a spiegarli a se stesse.
Sono ferite che lacerano l'anima e che non dovrebbero accadere. Denunce, pene più rigide, vendette. No, queste cose non devono accadere.
Per favore, mi rivolgo a te, unico che puoi decidere di creare amore o di esserne il distruttore, te ne prego non permettere che accada, non lo consentire perchè la violenza, qualunque forma assuma dev'essere allontanata e rinnegata.

domenica 22 settembre 2013

e sono solo degli istanti.

una foto è uno scatto, un attimo immortalato su una pellicola.
la sua portata comunicativa è immensa, alle volte devastante perchè si fa portavoce di credultà che nemmeno ci saremmo potuti immaginare.
Queste sono solo ALCUNE delle tante fotografie, che ritraggono solo ALCUNI di quei momenti.
ma nella realtà non si tratta di momenti, ne di attimi, ne di istanti.
è un susseguirsi di eventi drammatici, che perpetuano settimane, mesi, anni.
queste foto non sono nulla, se confrontate alla continuità della violenza che ci circonda ogni giorno.
e allora mi chiedo: perchè non impariamo mai?


lunedì 16 settembre 2013

ho finito il latte

è settembre, adesso l'aria del mattino si fa via via più pungente. anche volendo, non posso mettere fuori i piedi dal letto. sento già la pelle che si increspa e esprime il suo rifiuto ad entrare in contatto con questo nuovo clima.
sono consapevole che dovrei già essere in aula studio con il libro di comunicazione di impresa tra le mani, ma non posso ignorare la mia pelle. davvero non posso.
lasciatemi altri cinque minuti di questo tepore solitario sotto il piumino.
si perchè io il piumino lo uso tutto l'anno, è termoisolante.
e mentre cerco di capire se la pioggia di ieri stia ancora scendendo lì fuori, penso a questo letto in cui mi ritrovo sola.
perchè ieri tu sei partito, senza passare un'altra notte con me. anche se ti ho guardato con le lacrime agli occhi mentre te ne andavi. ma non importa, perchè tanto non mi sarebbe bastata, ne avrei volute altre di notti e di giornate. e invece, siamo onesti, noi abbiamo le nostre cose da fare quindi è giusto così.
eppure ogni volta che gli vedo le spalle e pian piano si allontana, quel piccolo vuoto lo avverto. nonostante la razionalità ci offra notevoli spunti di riflessione sul perchè le cose debbano andare così.
quindi, siccome il melodramma non ci abbandona mai, decido di pensare ancora più intensamente ai quei momenti di triste separazione, così giusto per autocommiserarmi ancora un po'.
solo che in effetti si sta facendo tardi, ma un pensiero si impone prepotente nella mia mente. un altro pretesto per avvalorare la mia teoria che gli eventi e il destino mi sono contro.
il latte è finito ieri mattina.
il mio litro della centrale di milano, non ha più nel suo contenitore rosa nemmeno una goccia.
quindi dopo aver appreso l'ennesima sconfitta da parte della vita, non posso che arrendermi e cacciare fuori dal sto piumino la mia gamba infreddolita e iniziare una nuova giornata.
senza sole, senza te, senza latte.


lunedì 10 giugno 2013

combinazioni.


esistono molti percorsi possibli.
puoi procedere linearmente,
puoi saltare delle tappe,
puoi tornare suoi tuoi passi.
l'importante è non rimanere fermi.