Ottavo giorno di malattia. Sono in aceto, aceto puro per svariate ragioni.
1. La più eclatante è inutilità di queste giornate a casa, che passano lente, lentissime.
2. In questo amaro far niente non posso muovermi, perchè le mie arcinemiche stampelle sono più n ostacolo alla mia pazienza che un ausilio per camminare.
3. Ho allungato in maniera significativa i tempi di preparazione, quindi quando sono pronta per uscire scatta l'ora x panico controlli inps.
4. Dipendenza costante da terzi, io che se non si fanno le cose bene e velocemente mi saltano i nervi. Figuratevi star a guardare delle persone che mi devono aiutare a vestirmi, spostarmi e prendermi l'acqua dal frigo.
5. Sono a casa di mia madre, dopo anni di vita solitaria nel mio dolce appartamentino dove l'unica legge vigente è dettata dalla sottoscritta. E mia madre è una gran rompicoglioni.
6. Prima mi dava fastidio la caviglia traumatizzata, adesso il dolore si è esteso ad entrambe le gambe, come se qualcuno me le tirasse per cercare di allungarle (o di strapparmele, chi lo sa).
7. Mancanza di sonno ormai da troppo. Non so che posizione assumere, causa malessere precedentemente citato.
8. Avere continuamente la preoccupazione di aver lasciato il mio appartamento incustodito, senza nessuno che possa abbeverare le mie povere piantine. Me le sogno di notte, mentre si spengono una a una stremate dalla sete e dal caldo afoso di questi giorni. Struggente.
9. Il pensiero di lasciare il mio lavoro incompiuto, lì che mi aspetta in ufficio senza nessuno che possa sostituirmi.
10. Mi rompo i maroni.
Ecco, ora ho esaurito tutte le penose motivazioni per cui mi commisero quotidianamente, sono un caso senza speranza lo so. Tante storie per una distorsione, ma purtroppo io non sono capace a vivere così. Sempre limitata negli spostamenti e incapace di sottostare alle continue critiche della padrona di casa. Quindi la connessione mentale è immediata: ma se io soffro così tanto per una settimana da zoppa, non oso immaginare chi è in una condizione simile o peggiore, in modo permanente. Mi sento ancora peggio perchè capisco che le mie lamentele sono ridicole, io sono ridicola!
Un altro capitolo tratto dal romanzo "Giovani suscettibili alle fasi ormonali del proprio ciclo".
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giovedì 11 giugno 2015
martedì 4 febbraio 2014
Immagination
Continuo a pensare a come sarà la mia vita.
Immagino luoghi, avvenimenti, persone.
Idealizzo qualunque situazione, perchè anche se non si avvererà perlomeno l'avrò vissuta per qualche istante, nella mia mente.
Sogno ciò che più vorrei, senza frenare il desiderio.
Mi ritrovo delusa dalla mia ingenua avidità.
La realtà ha un gusto a volte amaro, ma la finzione dei nostri sogni è senza sapore.
Immagino luoghi, avvenimenti, persone.
Idealizzo qualunque situazione, perchè anche se non si avvererà perlomeno l'avrò vissuta per qualche istante, nella mia mente.
Sogno ciò che più vorrei, senza frenare il desiderio.
Mi ritrovo delusa dalla mia ingenua avidità.
La realtà ha un gusto a volte amaro, ma la finzione dei nostri sogni è senza sapore.
giovedì 19 settembre 2013
Sei il mio pistacchio
tu sei un pistacchio.
sei quel frutto incomprensibile che puoi abbinare col dolce e col salato.
sei quel verde che mi riempie lo sguardo.
sei un guscio croccante, ma sottile e fragile.
sei quel sapore che aspettavo.
sei un chicco che non smetterei mai di rosicchiare.
sei un passatempo che s'impadronisce del mio tempo.
sei la granella che rende tutto più buono.
sei il gusto di gelato che preferisco.
sei semplice e perfetto.
tu sei il pistacchio sulla mia torta.
sei quel frutto incomprensibile che puoi abbinare col dolce e col salato.
sei quel verde che mi riempie lo sguardo.
sei un guscio croccante, ma sottile e fragile.
sei quel sapore che aspettavo.
sei un chicco che non smetterei mai di rosicchiare.
sei un passatempo che s'impadronisce del mio tempo.
sei la granella che rende tutto più buono.
sei il gusto di gelato che preferisco.
sei semplice e perfetto.
tu sei il pistacchio sulla mia torta.
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lunedì 16 settembre 2013
ho finito il latte
è settembre, adesso l'aria del mattino si fa via via più pungente. anche volendo, non posso mettere fuori i piedi dal letto. sento già la pelle che si increspa e esprime il suo rifiuto ad entrare in contatto con questo nuovo clima.
sono consapevole che dovrei già essere in aula studio con il libro di comunicazione di impresa tra le mani, ma non posso ignorare la mia pelle. davvero non posso.
lasciatemi altri cinque minuti di questo tepore solitario sotto il piumino.
si perchè io il piumino lo uso tutto l'anno, è termoisolante.
e mentre cerco di capire se la pioggia di ieri stia ancora scendendo lì fuori, penso a questo letto in cui mi ritrovo sola.
perchè ieri tu sei partito, senza passare un'altra notte con me. anche se ti ho guardato con le lacrime agli occhi mentre te ne andavi. ma non importa, perchè tanto non mi sarebbe bastata, ne avrei volute altre di notti e di giornate. e invece, siamo onesti, noi abbiamo le nostre cose da fare quindi è giusto così.
eppure ogni volta che gli vedo le spalle e pian piano si allontana, quel piccolo vuoto lo avverto. nonostante la razionalità ci offra notevoli spunti di riflessione sul perchè le cose debbano andare così.
quindi, siccome il melodramma non ci abbandona mai, decido di pensare ancora più intensamente ai quei momenti di triste separazione, così giusto per autocommiserarmi ancora un po'.
solo che in effetti si sta facendo tardi, ma un pensiero si impone prepotente nella mia mente. un altro pretesto per avvalorare la mia teoria che gli eventi e il destino mi sono contro.
il latte è finito ieri mattina.
il mio litro della centrale di milano, non ha più nel suo contenitore rosa nemmeno una goccia.
quindi dopo aver appreso l'ennesima sconfitta da parte della vita, non posso che arrendermi e cacciare fuori dal sto piumino la mia gamba infreddolita e iniziare una nuova giornata.
senza sole, senza te, senza latte.
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