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venerdì 17 aprile 2015

Un anno fa.

Riguardo quella foto, del 25 Marzo dello scorso anno. Un anno fa mi laureavo in Marketing e ora mi sembra di essere così lontana da quello scatto, così diversa. In un anno appena è cambiato tutto, è successo di tutto. Ho trovato lavoro, mi sono trasferita, mia sorella si è sposata, mia madre ha scoperto di avere un tumore, ha subito 3 interventi, ho perso quasi 10 kg, mi sono iscritta ad un gruppo di running, ho imparato cos’è una stomia, tutti gli alberi che circondavano la mia casa sono stati tagliati.
Qualche centinaia di giorni e ti ritrovi stravolta dagli eventi, ma in fondo sei sempre la stessa. Impulsiva, fragile, malinconica, innamorata del primo giorno di scuola, che non legge un libro manco sotto tortura.
Per me i mesi trascorsi a Milano restano purtroppo un ricordo distante, che porto con me avidamente. Ammetto, ma con difficoltà, che vorrei essere ancora lì, stesa in quel letto a due piazze francese, e avere sulla pelle solo quel piumino così fresco e rassicurante. Mentre le ore passavano fuori dalla mia stanza, io mi perdevo nei miei pensieri e fissavo quell’ampia finestra che dava sul cortile. Il sole calava e restavo immobile ad aspettare l’imbrunire e quando finalmente scorgevo la luna mi decidevo a prepararmi la cena. In piena notte, il frigo vuoto, raggiungevo qualcuno. Qualcuno in giro c’era sempre.
A Milano era impossibile sentirsi sola, se non c’erano le persone ti bastava la città. Il portoncino di quel condominio di ringhiera era un ponte tra il mio immaginario solitario e la realtà che scalpitava e mi avvolgeva teneramente.
Non credevo che lasciando il mio appartamento in piazza 24 Maggio avrebbe significato perdere Milano. Non mi immaginavo che non ci sarei più tornata. Ho dovuto fare i conti con la vita, con al concretezza degli eventi, che non aspettano, i momenti si susseguono inesorabili e non fanno più ritorno.
Ero incosciente del magnifico sogno che stavo vivendo. Mi sono svegliata di colpo e ad un anno di distanza ancora fatico a capacitarmi di quanti cambiamenti sono avvenuti. È come se non fossi più in grado di essere pienamente felice, non so nemmeno spiegarmi.
Ne parlavo qualche sera fa a Daniele. Non sto male, ma non sono nemmeno appagata e contenta. Mi intrattengo in questo limbo di mediocrità emotiva, in una confusione mentale in cui il sentimento prevalente è il disorientamento. Avevo mille progetti che non ho realizzato e ora mi sembra di essere svuotata persino della capacità di sognare, di immaginare il mio futuro o desiderare qualcosa.
Perché ciò che mi rimane di quest’anno è che le uniche cose che possono succederti sono quelle che mai avresti previsto.





martedì 11 febbraio 2014

Del tempo per me.

Ho consegnato la tesi -finalmente- venerdì.
Aspetto la correzione dal professore.
Sono passata da studiare e sclerare per passare gli ultimi esami a scrivere e sclerare per finire la tesi.
Ora il nulla. Sono mail 3 giorni che passo le ore davanti a computer e televisione senza combinare un bel e amato e aspettato niente.
Però andando a spulciare le pagine facebook di persone che non vedo da anni, mi rendo conto di quanto la mia condizione attuale di cazzeggio profondo vada presto interrotta. Potrei abituarmici.
In ogni caso il mio cruccio di oggi, non è tanto rimproverare me stessa, ma pensavo piuttosto alle relazioni.
Individui che si incontrano, escono assieme e iniziano a condividere sempre di più le loro vite. E questa riflessione è indotta anche dal nuovo reality di mtv -non giudicate, ricordatevi che non ho nulla da fare- dove un equipe di "esperti" hanno preso 20 ragazzi/e, piazzati su isola e ipotizzato 10 coppie perfette secondo calcoli di non so che tipo. Al di là dello scopo del gioco che prevede l'individuazione degli abbinamenti prodotti "in laboratorio", vorrei tanto capire i requisiti di catalogazione dei vari accoppiamenti.
è realmente possibile stabilire scientificamente l'altra metà della nostra mela? e sulla base di cosa?! proporzioni fisiche, vicinanza culturale, assortimento cromosomico, gusti musicali, cosa?
Ci sono storie che durano per anni e poi finiscono, ma mentre le viviamo siamo convinti dei nostri sentimenti. Il fallimento di questi rapporti sono attribuibili a fattori esterni o ad uno scorretto assortimento di soggetti?
Sappiamo bene che ancora prima che inizi una relazione chiunque di noi si trasforma in un piccolo cartomante che cerca di capire se è sul serio la persona adatta. Ci fissiamo su dettagli e preconcetti che razionalmente valutiamo indispensabili, e poi ci innamoriamo di tutt'altre caratteristiche.
Credo che una delle sentinelle più attente nel recepire feedback dall'altra persona non sia il cervello, ma la nostra pelle. Tutte le sensazioni che proviamo quando essa viene sfiorata, il profumo che emana, la forza o delicatezza del tatto. Questa è la chiave per sentire.
Essere affini dal punto di vista logico, in amore, non serve a un cazzo. Avere interessi comuni tanto meno.
Stare bene sentirsi galleggiare nell'aria non può essere ridotto a schemi meramente scientifici. Tra le persone si crea un'alchimia particolare che il corpo può capire, ma la mente no.
Ti piace, hai voglia davvero di rivederlo e per lui è lo stesso. E se passano gli anni, questo comunque non cambia. Anche se ti fa incazzare, odi la giacca che si è comprato, ti parla sempre di quelle cose stracciaballe. Lo vuoi lo stesso, sempre con te.
Questo, nella mia modesta opinione ed esperienza, significa essere anime gemelle.

Bene, ora esco dal letto e vado a comprare una borsa da Mango.

giovedì 19 settembre 2013

Sei il mio pistacchio

tu sei un pistacchio.
sei quel frutto incomprensibile che puoi abbinare col dolce e col salato.
sei quel verde che mi riempie lo sguardo.
sei un guscio croccante, ma sottile e fragile.
sei quel sapore che aspettavo.
sei un chicco che non smetterei mai di rosicchiare.
sei un passatempo che s'impadronisce del mio tempo.
sei la granella che rende tutto più buono.
sei il gusto di gelato che preferisco.
sei semplice e perfetto.
tu sei il pistacchio sulla mia torta.

martedì 4 giugno 2013

le scadenze non sono il mio forte.

Maledizione. Piove, di nuovo. Mi sono lavata i capelli stamattina, ma va sempre così.
Il cane mi guarda, come a dire “eh si adesso sono affaracci tuoi.”
Grazie, Pablo.
Ripenso al funerale in continuazione, a mia cugina che piange e mia sorella che la stringe in un abbraccio soffocante. Le gocce di pioggia si infrangono sul vetro, fuori il freddo e le persone in trepidazione per correre al lavoro, accompagnare i figli a scuola, recarsi dall’amante, chi lo sa.
Dentro un fetore di stantio, misto immondizia, proveniente da un barone che dorme in un posto centrale. Lui si gode il sonno e, alla fine, ci fotte tutti con questa puzza.
Arrivo al lavoro, ritardo: 2 minuti e 43 secondi. Scivolo dietro la scrivania, accendo il pc, mi attacco al telefono e mi infilo gli auricolari senza destare il sospetto del capo.
“Marta!”
Cazzo.
“Si?!”
“lo sai come sono le regole qui, no? Cioè se il tuo turno inizia alle 9:00 sei consapevole del fatto che devi arrivare alle 8:50 per sistemarti e non in ritardo!?”
“Ah si certo scusa… ma c’era traffico… sai con la pioggia van tutti più lent…”
“Si ovviamente, e dovresti saperlo prevedere ormai. Mi aspetto che recuperi con qualche aggancio vincente.”
Tutto questo non include una strizzata d’occhio finale con annesso sorriso ammiccante atti a incitarmi. NO, anzi.

Come al solito rimango senza parole, a guardarlo come una babbea, mentre lui cammina verso postazioni altrui dandomi le spalle già da alcuni secondi. Immagino allora le frasi che potrei sfoderare senza dargli l’opportunità di rispondermi e sentirmi per una volta vincente di fronte ai suoi inutili rimproveri. E la cosa che mi irrita di più non è tanto l’ammonizione in se, ma quell’arrogante aria di giudizio nei miei confronti.

martedì 14 agosto 2012

APPUNTAMENTO CON I MITI. episodio 1°


Viktor & Rolf Fall/ Winter 1999-’00








Ÿ  Stilista: Viktor & Rolf

Ÿ  Stagione: Autunno/ Inverno 1999-’00

Ÿ  Settimana della moda: Parigi, marzo 1999

Ÿ  Titolo collezione: Russian Doll

Ÿ  Sfilata: Lo show allestito per la collezione invernale del 1999 da Viktor & Rolf è un letterale capovolgimento della dinamica della sfilata canonicamente intesa: gli ospiti infatti non hanno assistito ad un  via vai di modelle, che uscivano ed entravano con la loro falcata nel backstage, bensì si sono ritrovati di fronte ad un’unica modella che addosso aveva solo una leggera e corta sottoveste, accompagnata da due uomini che l’hanno condotta e posizionata su di una pedana circolare, dove c’era già un paio di scarpe ad attenderla. Una volta aiutata nell’indossarle, viene fatta salire sul piedistallo che inizia a ruotare lentamente, per dare modo a tutto il pubblico presente nella stanza di guardarla nelle varie angolazioni; i due uomini, in completo nero su camicia bianca, nel frattempo escono di scena. Non tardano nel tornare con un altro capo, che come per le scarpe lo fanno indossare alla modella statunitense Maggie Rizer, escono di nuovo e si ripresentano con un altro capo ancora da aggiungere sopra al precedente e così per cinque, sei, setto, otto, nove volte. Quando ripongo sulle spalle della modella l’ultimo out-fit, si ritrova a dover sorreggere settanta chili di tessuto, peso di gran lunga superiore al proprio. Ecco che il tema della collezione ora può essere compreso: è una matriosca umana. I due uomini, altro non sono che la personificazione degli stessi stilisti, impegnati in un rituale di vestizione quasi mistico, sacrale. Distruggono il ruolo del backstage, portandolo direttamente sulla scena, invertendo quindi la gerarchia di svolgimento di una normale sfilata; riescono inoltre ad invertire la valenza dell’abito, che pur restando davanti all’occhio dello spettatore non può essere ammirato perché ricoperto da quello successivo.

Ÿ  Concept: Per la collezione si ispirano al mondo e ai meccanismi gerarchici dell’aristocrazia russa, da cui deriva per altro il titolo dello show. Lo modella viene ricoperta da nove strati di abiti, ognuno del quale è impreziosito da pietre e gioielli incastonati nel tessuto, abbinate a raffinate e lussuose texture ricamate.

Ÿ  Hair styling: I capelli sono raccolti in una pettinatura rigida, in modo da agevolare la vestizione della modella.

Ÿ  Makeup: Assolutamente neutro, la modella è pallida, quasi inanime. 

Ÿ  Reazione del pubblico: Stupore e ammirazione coinvolgono immediatamente lo spettatore, che attonito assiste alla performance che prende lentamente piede sotto i suoi occhi. Le prime peculiarità che si notano sono sicuramente l’incarnazione di Viktor Horsting e Rolf Snoeren nei due vestieristi, oltre alla ribellione da qualunque criterio canonico e gerarchia di una normale sfilata. Riprendendo il tema della stratificazione, esplicano la vera natura dell’haute couture: la bellezza sublime dei capi lavorati a mano all’interno di un processo creativo lungo, minuzioso, per certi versi sofferto e doloroso, da cui però fuoriesce solo il lussuoso prodotto finito. Proclamato un esemplare di splendente haute couture, che incanta nella sua più immacolata perfezione.
Recensioni:  -“Fahion at the Edge” Caroline Evans.
“A conversation about Skin + Bone” Jade Change (www.metropolismag.com).
“Roybotic Steez blog” Robotic Steeze (royboticsteez.blogspot.com).


A cura di Carlotta Magnaguagno
"FASHION SHOW - dalle origini alla performance"