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giovedì 10 aprile 2014

Che ne so io di me?!

Mi è stato chiesto di descrivermi in tre parole.
Tabula rasa, non lo so davvero.
"Allora prova con delle immagini".
OK ancora più complicato.
Perfetto, "una frase che ti rappresenta..."
No, non ci siamo.
Questo è un problema che ultimamente mi risulta alquanto ostile, soprattutto in ambito di colloqui lavorativi.
"Come ti vedi tra cinque anni?"
"Che musica ascolti?"
"Qual è il tuo uomo ideale?"
"Dimmi tre cose che ti hanno fatto innamorare di lui..."
Ma no, no no no. Ci sono domande a cui non so rispondere. Io non ho mai avuto un colore preferito e la musica, beh mi piace tutto (o quasi).
Forse il problema che siamo troppo impegnati a cercare definizioni, ma quando abbiamo trovato l'etichetta giusta la colla si è ormai seccata e non si appiccica più.
Forse il vero problema è che non so bene chi sono e scappo da ogni tentativo di specchiarmi e capire che non mi piace ciò che vedo.
Ma alle volte, è bello fermarsi a guardare.





martedì 11 febbraio 2014

Del tempo per me.

Ho consegnato la tesi -finalmente- venerdì.
Aspetto la correzione dal professore.
Sono passata da studiare e sclerare per passare gli ultimi esami a scrivere e sclerare per finire la tesi.
Ora il nulla. Sono mail 3 giorni che passo le ore davanti a computer e televisione senza combinare un bel e amato e aspettato niente.
Però andando a spulciare le pagine facebook di persone che non vedo da anni, mi rendo conto di quanto la mia condizione attuale di cazzeggio profondo vada presto interrotta. Potrei abituarmici.
In ogni caso il mio cruccio di oggi, non è tanto rimproverare me stessa, ma pensavo piuttosto alle relazioni.
Individui che si incontrano, escono assieme e iniziano a condividere sempre di più le loro vite. E questa riflessione è indotta anche dal nuovo reality di mtv -non giudicate, ricordatevi che non ho nulla da fare- dove un equipe di "esperti" hanno preso 20 ragazzi/e, piazzati su isola e ipotizzato 10 coppie perfette secondo calcoli di non so che tipo. Al di là dello scopo del gioco che prevede l'individuazione degli abbinamenti prodotti "in laboratorio", vorrei tanto capire i requisiti di catalogazione dei vari accoppiamenti.
è realmente possibile stabilire scientificamente l'altra metà della nostra mela? e sulla base di cosa?! proporzioni fisiche, vicinanza culturale, assortimento cromosomico, gusti musicali, cosa?
Ci sono storie che durano per anni e poi finiscono, ma mentre le viviamo siamo convinti dei nostri sentimenti. Il fallimento di questi rapporti sono attribuibili a fattori esterni o ad uno scorretto assortimento di soggetti?
Sappiamo bene che ancora prima che inizi una relazione chiunque di noi si trasforma in un piccolo cartomante che cerca di capire se è sul serio la persona adatta. Ci fissiamo su dettagli e preconcetti che razionalmente valutiamo indispensabili, e poi ci innamoriamo di tutt'altre caratteristiche.
Credo che una delle sentinelle più attente nel recepire feedback dall'altra persona non sia il cervello, ma la nostra pelle. Tutte le sensazioni che proviamo quando essa viene sfiorata, il profumo che emana, la forza o delicatezza del tatto. Questa è la chiave per sentire.
Essere affini dal punto di vista logico, in amore, non serve a un cazzo. Avere interessi comuni tanto meno.
Stare bene sentirsi galleggiare nell'aria non può essere ridotto a schemi meramente scientifici. Tra le persone si crea un'alchimia particolare che il corpo può capire, ma la mente no.
Ti piace, hai voglia davvero di rivederlo e per lui è lo stesso. E se passano gli anni, questo comunque non cambia. Anche se ti fa incazzare, odi la giacca che si è comprato, ti parla sempre di quelle cose stracciaballe. Lo vuoi lo stesso, sempre con te.
Questo, nella mia modesta opinione ed esperienza, significa essere anime gemelle.

Bene, ora esco dal letto e vado a comprare una borsa da Mango.

venerdì 27 dicembre 2013

E ci penso e ci ripenso

Quando?
Quando è la domanda?
e Quando si riceve una risposta?
quando si capisce che una storia è finita? quando la tolleranza e la comprensione lasciano spazio alla frustazione? Vorrei sapere come accade questo passaggio: come una situazione di beatitudine con il proprio partner diventa una costante insoddisfazione.
Qualunque cosa dica o faccia non è giusta, e lui lo sa. Se n'è accorto. La felicità appare sempre più di rado. E nonostante tutto ci si sente legati, inermi, fragili. Non abbastanza forti per lasciare andare la persona che per anni ha occupato la tua mente, il tuo letto, il tuo cuore. Continua ad esserci quella debole speranza che tutto si sistemi, che prenda nuovo vigore, che si riaggiusti con una giusta dose di pazienza e sopportazione. 
Forse dovremmo solo abbandonarci e farci travolgere per l'ultima volta dal dolore, senza allontanarlo come se gli si potesse scampare. Siamo stati vinti. è inutile illuderci di uscirne vincitori, abbiamo combattuto battaglia dopo battaglia senza mai gettare a terra veramente le armi, senza arrenderci alla realtà. 
Probabilmente abbiamo il diritto di concludere questa guerra, anche se ci ha reso stanchi e rancorosi e non ha avuto l'esito sperato.
I dubbi non ti danno mai una vera risposta e molto spesso si aspetta il punto di non ritorno, quel momento in cui tutto ti appare nitido e sai qual è la decisione da prendere. Ma il problema è proprio questo, anche se la scelta ti appare chiara non c'è volta che la si persegua. Alice si dava ottimi consigli ma era incapace di seguirli. Ma il paese che si attravera non è una meraviglia, ne un libro fiabesco. Non è un brutto sogno da cui ci si può svegliare con un sospiro di sollievo.
Tutto è reale, lento, pesante.
Giudicare con lucidità in certi casi non è possibile, si respira malinconia e si vive di illusioni.
Ci si può far consigliare dall'amico più fidato, ma nulla ti potrà mai dare la forza per affrontare il cambiamento, se non la si sente da dentro di se. La paura di commettere uno sbaglio rimane sempre in agguato, nonostante tutto l'impegno e la razionalità per venire a capo. 
Forse l'amore è anche questo: è attesa, è paura, è orgoglio, è sofferenza, è indecisione.
Ma la domanda rimane sempre: quando potrò ritornare a sorridere? quando?

mercoledì 18 settembre 2013

forse dovevo provare pure io il 48182.

Ti scrivo. Ti scrivo perché tanto la mia testa non può studiare al momento, quindi tanto vale farlo.
Ti scrivo perché sono stanca di litigare. Non vi sono colpe da attribuire, ma solo incompatibilità.
Forse una volta esisteva tra noi quell’equilibrio che armonizzava tutto e ci rendeva le cose così facili e belle.
Non so cosa sia cambiato. Sicuramente fatti spiacevoli che hanno influito negativamente, condizioni esterne -come il mio trasferirmi- che non ci hanno aiutati, e qualcosa dentro di noi che ci impedisce di venirci incontro.
Certo lo fai, lo faccio, ma non è più spontaneo come un tempo.
Ho cercato di adattarmi a queste nuovi situazioni, al nostro distacco, al nostro discutere.
Ho provato a reinventarmi per starti accanto e sentirmi parte di te, nonostante non fossimo l’una di fianco all’altro.
Ma non serve.
Perché io mi ritrovo sola, con una manciata di rimpianti in mano di esperienze a cui ho rinunciato e un futuro incerto da parte tua.
Ho tentato di esserti vicina supportandoti, ma nemmeno lì ho realizzato qualcosa di buono.
In realtà io credo che non troverò mai un vero spazio nella tua vita, ne nei tuoi progetti.
Ho talmente paura di porre la parola fine a tutto questo, che al solo pensarci sento la saliva che mi si blocca in gola e non riesce a scendere nonostante i miei sforzi.
Non credo che sarò mai la persona adatta a te, che ti auguri io possa un giorno diventare.
Vorrei non doverci riflettere, ed avere la serenità per concentrarmi su questo maledetto libro, ma non riesco.
E mentre scrivo a te, in realtà scrivo a me stessa.
Mi parlo attraverso questo monitor dalla luce fastidiosa.
Non so quale sia il messaggio che devo cogliere, non so se voglio saperlo, non so se in realtà lo conosco ma non sono ancora pronta a metterlo in pratica.
Com’è che un momento penso a te e ti immagino con estrema dolcezza, e l’istante dopo tutto si frantuma in mille pezzi. Mille pezzettini di una piccola ma logorante inquietudine che non riesco ad allontanare. Nemmeno la notte.
Perfino mentre dormo l’ansia di noi accudisce avidamente i miei sogni.
E quando mi sveglio mi sento sollevata, ma tutto si frantuma di nuovo.
Si infrange nello scontro con la nostra realtà fatta di tenerezze, ma anche di profonda incomprensione.
Continuo ad avere quel nodo in gola, sto cercando di calmarmi, ma non passa.
E vorrei poterti dire con tutta la rabbia e l’impulsività che ho “non mi cercare, non chiamarmi e non mi scrivere!”, solo per farmi chiamare e scrivere e cercare di più. E sentire che non ti allontani, ma anzi che resti vicino e non hai nessuna intenzione di andartene.
Ma non lo faccio, perché sono una cagasotto.
Una persona senza palle che preferisce scrivere per non compromettere quel sottile contenimento dei danni con parole dirette, taglienti, dolorose, arroganti.
Scrivo per sfogare la frustrazione ancorata dentro di me.
Scrivo perché se butto fuori tutto il male che provo, magari poi ne sentirò meno dentro.
Scrivo per capire che in fin dei conti è solo una sciocchezza, non devo darci peso.
Scrivo per rileggere e rendermi conto che ho esagerato, forse è lo stress pre-laurea.
Scrivo per poi poter tornare a studiare con una ritrovata calma e attenzione.

Scrivo, però il nodo in gola è ancora lì.