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domenica 24 luglio 2016

Impara l'arte di vivere.

Solo nella paura, scoprirai cosa vuol dire avere coraggio.
Solo nella sofferenza, riconoscerai la felicità.
Solo nellI'incertezza, capirai i punti fermi della tua vita.
Solo nella difficoltà, vedrai emergere la tua forza. 
Solo nel pianto, ti accorgerai dell'importanza della comprensione.
Solo nel dolore, imparerai la tua resistenza.

Si dice che ciò che non ti uccide, ti fortifica. Nella vita, solo nei momenti più difficili si può capire veramente chi sono le persone importanti, che ti rimangono affianco, in qualunque situazione. Si capisce molto anche su se stessi, ci si mette alla prova e si riesce a tirar fuori qualità che nemmeno si pensava di possedere.
La vita va vissuta con persone che meritano: tutto quello che è superfluo e non ti fa stare bene va eliminato seduta stante. Che sia un amico superficiale, un fidanzato possessivo o un capo irrispettoso. Non serve superare il limite di sopportazione, le cose e le persone che ti provocano malessere vanno lasciate andare per quelle che riescono a darti qualcosa di positivo.
Non permettere mai che ti si porti via il sorriso.




martedì 3 novembre 2015

L'incapacità di vedere se stessi

Ogni giorno mi confronto con il mondo del web, leggo, condivido, scopro. E ammiro tutte quelle persone che hanno un'idea chiara in testa di cosa vogliono, del loro posto nella società e di come presentarsi agli altri.
Tipo: 

"mamma di di tre angeliche pesti, chiacchieratrice seriale e blogger per naturale evoluzione. Estimatrice della leggerezza buona."

"Mamma di 3, Art consultant, Runner. Owner di..."

"Blogger per passione, aspirante fotografa, handmader a tempo perso, innamorata del rosa."

Io non so mai da che parte iniziare! Non so se buttarla sul ridere, comporre versi poetici senza senso o lasciare una manciata di parole chiave sconnesse.
Devo ammettere che le mie descrizioni lasciano sempre molto a desiderare, non dico granchè di me. Anzi: o mi butto su una biografia super tecnica (nata il, a, laureata in, passioni, libri letti) -di una noia e pomposità mortali- oppure aggiro l'ostacolo propinando citazioni.

Ma alla fine io chi sono?!

Forse per rispondere a questa domanda bisognerebbe chiedersi da dove sono partita.

Quindi ero. Ero:

Una bambina vivace -troppo- che picchiava i compagni di scuola e adorava i cani, tutti i cani.
Quella bambina si vergognava a chiedere le caramelle a sua nonna e aspettava quella fatidica frase "Carlotta, va torte i momoni dai cori va tesoro!" 

(traduz. Vai a prenderti le caramelle, corri dai vai!).
Amava suo padre alla follia, era affettuosa e preparava merende e colazioni ai suoi fratelli. Giocava nel frutteto e costruiva archi coi bastoni, disegnava invece di fare i compiti. Ed era una pestifera ruffiana, che prendeva note e richiami ogni santo giorno e le buscava a casa per la disperazione della madre.

Poi quella bambina diventò un'adolescente che non si confidava con i genitori, ma faceva affidamento solo sulla sua migliore amica. Veniva considerata da tutti un maschiaccio, ma lei avrebbe tanto voluto essere vista diversamente e dare quel benedetto primo bacio. 
E arrivata al liceo è arrivato tutto: i capelli lunghi e belli, un accenno di seno, le prime uscite serali. 

Una giovane ragazza impertinente, che indisponeva i professori. 

Ed è comparso anche quel nuovo compagno di classe, così buffo. Da un'amicizia stretta e speciale è nato un amore grande il primo e vero, travolgente ma doloroso. Immaturo e con aspettative che andavano oltre a tutto e a tutti. Oltre ai sogni e i progetti di due liceali, arrivarono però subito i litigi, le gelosie, i pianti.
Felicità a fasi alterne, tra compiti di latino e interrogazioni di filosofia, e una madre che la accusava della sua depressione. 
La confusione ha sempre costellato la sua vita.

Finchè non è approdata all'università e divenne una studentessa di design, che abitava con le compagne di corso non perchè la sede della facoltà fosse lontana, ma per evitare ulteriori discussioni a casa. Cuciva, studiava, finalmente disegnava. 

Sembrava tutto un sogno e in questa nuova atmosfera di gioia trovò il coraggio di porre fine a quel rapporto diventato ormai malsano e morboso.
Mentre assaporava la felicità non si rendeva conto che momenti così non sarebbero mai tornati. Incostante, piena di vita e di sorrisi da regalare, impulsiva, un po' pazza.
Si fece avanti un altro ragazzo, quando ancora l'ombra del precedente faticava a lasciarla andare. Nuova situazione complicata, di incertezza, di indecisione. In più non sapeva quasi nulla di lui, a parte il fatto deterrente che il tipo in questione aveva da poco lasciato una sua amica.

Alla fine però con quel ragazzo ci sta ancora, dopo due anni idilliaci sono sopraggiunti piccoli problemi. A lungo andare si sono trasformati in discussioni sempre più accese e frequenti, ma che non hanno precluso la voglia di andare avanti. 

Ora è una donna, sempre confusa, sempre incostante, sempre impulsiva. Qualche esperienza in più non le ha tolto quel maledetto vizio di rimuginare sulle cose. Che di per se è un'assurdità, dato che il passato non si può di certo cambiare. Eppure ha paura di quello che è ed è angosciata da quello che non è. Non si sente mai abbastanza, allo specchio non vede altro che una persona insicura e aggressiva.

Sente di annegare nella mediocrità della sua vita ma non riesce ad agganciarsi a quel maledetto salvagente che la porterebbe alla salvezza, ma su di una terra sconosciuta.

Forse è questo che dovrei scrivere in quei ridicoli 140 caratteri:

Adolescente cresciuta, proprietaria di un bracco italiano, appassionata di hobby occasionali, evita le decisioni scomode perchè incorreggibile senza palle.








lunedì 27 luglio 2015

Fidarsi della fede.

Spesso mi trovo a riflettere sul significato della religione. E' una tematica delicata e molto dibattuta, ormai la Chiesa gode di poca fiducia e soprattutto nei giovani l'atteggiamento oppositore è quasi spontaneo. Molti pensano che sia ridicolo credere alle storielle raccontate nei libri sacri, ma -nonostante l'enfatizzazione di alcuni passi- sono fatti storici realmente accaduti. E soprattutto, ciò che non si comprende che non esista: va semplicemente interpretato in chiave "moderna", perchè all'epoca la modalità narrativa mistica rispecchiava la mancanza di strumenti per spiegare determinati fenomeni. Quindi con la dovuta flessibilità mentale, non risulta difficile dare un senso logico -ammesso che sia realmente necessario- alle scritture sacre.

Mi rendo conto di essere una ragazza controtendenza, perchè quasi tutti i miei coetanei collegano il Cristianesimo a bigottismo ed arretratezza mentale. La associano a limitazioni della libertà di scelta, arrivismo, pedofilia, menzogna, avidità... Tutto il contrario di quello che dovrebbe essere il credo cristiano. Una presenza ingombrante e poco attuale, incapace di allinearsi con il presente.
Da una parte mi trovo in accordo con questi aspetti negativi della Chiesa Cattolica, ma il mio pensiero va sempre e comunque oltre a tutto ciò. Perchè purtroppo questi non sono caratteri professati dalla Bibbia o del Vangelo in se: queste sono connotazioni dell'uomo purtroppo.


So ben poco delle altre religioni, a parte le nozioni scolastiche impartitemi ai tempi delle scuole medie. Quindi lungi da me criticare gli altri credi, o considerare quello cristiano "migliore".
Io semplicemente mi ci ritrovo. Non condivido sicuramente alcuni dei risvolti che ha avuto nel corso della storia -e che tuttora fa fatica a debellare-, ma non posso fare a meno che sentirmi vicina ai punti cardini su cui si basa. In particolar modo all'esaltazione del perdono, della misericordia, della carità, del rispetto di tutte le creature (soprattutto quelle più deboli). Come non trovarsi d'accordo?
Stiamo parlando di una religione che pone gli umili al di sopra dei potenti, che denigra sentimenti vendicativi, che insegna a non giudicare ma ad aiutare sempre il prossimo.

Ma poi mi chiedo, dove ci siamo persi allora?!
Crociate sanguinarie, persecuzioni, perversione, sfarzo... e chi più ne ha più ne metta! Credo che le ragioni siano soprattutto da ricondursi a dinamiche sociali e culturali. Insomma il cristianesimo è semplicemente andato di pari passi con le dinamiche e le circostanze storiche.
Con gli ultimi pontefici, soprattutto con Papa Francesco I, la Chiesa ha dimostrato grande apertura mentali, adottando posizioni intransigenti verso i funzionari ecclesiastici che abusano dei bambini, e maggiore flessibilità nei confronto degli omosessuali.
Quindi da un punto di vista teorico i passi avanti ci sono, basterebbe attenersi agli insegnamenti di Bibbia e Vangelo, senza concedersi licenze poetiche.

Ama il prossimo tuo come te stesso.
Non c'è frase più bella, secondo me. Se ognuno di noi la tenesse sempre ben a mente probabilmente ci risparmieremmo litigi, discussioni, sofferenze inutili.
Certo tutto bellissimo, ma nella pratica? Nella vita di tutti i giorni, l'essere umano ha l'irrefrenabile istinto a prevalere, amando smisuratamente se stesso ma ben poco il prossimo.
Però ci sono tante realtà che ammiro, volontari e missionari che aiutano persone bisognose e lo fanno donando quel hanno. Preti che ammoniscono atteggiamenti violenti, esaltando invece quelli caritatevoli, professando la Parola di Dio non come dogma da seguire a testa bassa... Ma come un inno alla tolleranza, al pacifismo, all'amore fraterno, all'umiltà e alla comprensione.

Questi sono i valori che porto con me, perchè se tutti imparassimo ad essere buoni, sarebbe da esempio anche per gli altri. Nessuno è perfetto, non lo si può di certo pretendere. Ed è per questo che esiste il perdono, il giudizio spetta solo a Dio. Noi dovremmo fare solo del nostro meglio per non arrecare danno agli altri, cercando di aiutarli in caso del bisogno.
Per quante inculate possiamo aver preso nella nostra vita, tenersi il dente avvelenato non serve a nulla!
Quindi basta con l'odio razziale, con gli status di Facebook minacciosi, con le risse allo stadio, con le discriminazioni, con la violenza contro gli animali, con le offese ai preti, con le randellate ai gay e con le intimidazioni alle donne... Basta davvero, amiamoci e basta.
Anche se ci stiamo un po' sul cazzo, mettiamolo da parte e amiamoci. Portiamoci rispetto e immedesimiamoci sempre nei panni degli altri prima di criticare.
E non troviamo scuse, aiutiamo chi ha bisogno di noi anche quando non chiede aiuto.

Image sorse: web



mercoledì 24 giugno 2015

Ritorno traumatico. Istruzioni per l'uso.

Dopo più di 3 settimane di malattia per distorsione alla caviglia, oggi sono stata costretta ad affrontare la triste realtà e varcare nuovamente la porta dell'ufficio.
Lo ammetto, ormai ci stavo pure bene. A parte i dolori e la riabilitazione dalla caduta, mi sembrava di essere tornata alla vita universitaria, senza però avere l'ansia di dover preparare gli esami e tutti quei pesantissimi sensi di colpa per avere saltato le lezioni di economia politica.
Ero in un limbo di nullafacenza profonda.

I primi giorni ho pensato che avrei potuto fare quel corso di inglese online che rimando da mesi, non l'ho fatto.

Poi leggere qualche libro di aggiornamento di social media marketing, zero.

Andare al cinema anche infrasettimanalmente -che costa meno- e guardarmi qualche bel film: Cenerentola con i miei nipoti.

Poi dovevo recuperare un po di appuntamenti con amiche varie che solitamente non riesco mai a vedere. Manco col binocolo.

Mangiare poco e in maniera salutare. Ho preso 3 kg.

Insomma un vero fallimento.
E stamattina il vero trauma, non quello della storta, ma quello psicologico nell'apprendere che il mio periodo di semilibertà vigilata è veramente finito. Ieri sera sono tornata nel mio appartamento bresciano e ad accogliermi ho trovato un cimitero di piantine aromatiche e un esercito di zanzare prontissime a divorarmi. Senza macchina, senza fidanzato, senza amiche e senza latte. Mi sono pure dimenticata il tutore per la caviglia a casa dei miei. E sono ancora zoppa.
Un disastro, non un fallimento.

Quindi è il momento di rimettersi -ironia della sorte- in piedi! Perchè l'estate avanza, quindi occorre faticare il doppio e non ci si può fermare a commiserarsi per più di 10 minuti al giorno.

#STEP1 pulizie di casa 
togliere le ragnatele e i vari gatti che vagano nell'appartamento. Ripristinare il mio adorato balconcino e dare degna sepoltura ai cadaveri carbonizzati delle piantine. Sistemare i vestiti nella valigia e darci dentro con le lavatrici di canovacci.




#STEP2 riprendere possesso del mio stomaco
In questo mesetto scarso, mi sono davvero svaccata. Niente palestra, niente corsa, ma nemmeno troppi rimorsi quel quel piatto di pasta o quello spritz in più. E ci stavo prendendo anche gusto! Cene a casa, aperitivi, uscite romantiche extra... settimane deleterie! Quindi basta con le schifezze e riprendiamo le sane abitudini, colazione, spuntini a base di frutta e pranzi leggeri. Poi cena con una bella tisana distensiva e via così per 10 gg di vera purificazione!




#STEP3 move your body
per intensificare l'effetto depurativo della dieta, abbinerò un po' di ginnastica.. ovviamente senza caricare troppo sul piede che non è ancora al 100% delle forze! Esercizi soprattutto da distesa (addominali, tonificazione gambe e glutei) e 25 minuti di step tutte le mattine, unico esercizio che non prevede l'inclinazione della caviglia.




#STEP4 ri-acquisire la pazienza

Dopo tutte queste settimane trascorse con fidanzato, amici e fratelli adorati, lontana da colleghi e clienti, non si è più abituati a modi di fare irritanti e maleducati. Quindi lunghi respiri e contare fino a mille prima di rispondergli.




Ecco i miei buoni propositi, bene ora vediamo di metterli in pratica!




martedì 26 novembre 2013

La giornata contro la violenza sulle donne.

Era ieri, Lunedì 25 Novembre, il giorno prefissato per comunicare al mondo il proprio disgusto verso la violenza contro le donne.
Dedico la mia riflessione sul tema con qualche ora di ritardo, che mi ha permesso di analizzare e cogliere input da manifestazioni, commenti, immagini divulgate nei social network ed alla televisione.

Ci sono tanti modi per ferire una donna. Fisicamente, mentalmente, civilmente. Evito di citare eccessi culturali, perchè il discorso diverrebbe troppo complesso per esaurirlo in un solo post.
Penso alle nostre mamme e sorelle, e figlie e cugine, e amiche che ci circondano e da cui impariamo ogni giorno qualcosa di meraviglioso. Socialmente e giuridicamente hanno il medesimo potere maschile, ma chi sono in realtà?
Donne non considerate essere inferiori, ma individui lasciati soli, in una trappola che purtroppo spesso si rivela mortale. Ieri si è rivelato un grande fermo immagine su realtà troppo comuni, che si susseguono incessantemente e provocano dolore e sofferenza. Anche chi non l'ha provata sulla propria pelle, in particolar modo se appartiene al gentil sesso, percepisce inevitabilmente quel senso di rabbia, impotenza ed umiliazione che un atto di aggressività ingiustificata provoca alle vittime.
E ci sentiamo vicini al padre, agli occhi innocenti dei figli, alla nonna, agli amici, che hanno riempito il proprio cuore di amore per quella ragazza, coinvolta in un destino crudele che le ha portato via la felicità attraverso le mani che avrebbero invece accarezzarla dolcemente e prendersi cura di lei.
Non stiamo parlando da uno scatto d'ira o una parola offensiva, ci sono persone che lottano quotidianamente contro maltrattamenti persistenti, che non segnano solo il corpo ma anche nell'intimità del proprio essere e lo fanno in maniera indelebile.
Chi riesce sfuggire a questi massacri, non si sentirà più totalmente al sicuro. Il trauma subito non si conteggia solo al numero di lividi o ossa fratturate. Ciò che difficilmente svanisce è l'inquetudine di ritrovarsi nuovamente dinnanzi al carnefice di tali atti, o addirittura di imbattersi in elementi peggiori.
Posso incitarle ad essere coraggiose, per se stesse e per chi vuol loro bene sul serio.
Ma sono consapevole che la loro paura è fondata su anni di ingiustizie, subite e mai riconosciute.
Spero che le nuove generazioni siano diverse, voglio che i piccoli uomini che stiamo crescendo possano renderci orgogliosi e che trattino con rispetto qualunque essere umano, e che amino con passione e delicatezza le proprie compagne.
E la mia speranza si espande ai padri, zii o conoscenti che si approfittano persino della più infantile dell'innocenza per sfogare chi la frustrazione, chi il desiderio, chi la rabbia.
Si tace purtroppo dinnanzi a questi gesti, perché non si riesce nemmeno a spiegarli a se stesse.
Sono ferite che lacerano l'anima e che non dovrebbero accadere. Denunce, pene più rigide, vendette. No, queste cose non devono accadere.
Per favore, mi rivolgo a te, unico che puoi decidere di creare amore o di esserne il distruttore, te ne prego non permettere che accada, non lo consentire perchè la violenza, qualunque forma assuma dev'essere allontanata e rinnegata.

mercoledì 18 settembre 2013

forse dovevo provare pure io il 48182.

Ti scrivo. Ti scrivo perché tanto la mia testa non può studiare al momento, quindi tanto vale farlo.
Ti scrivo perché sono stanca di litigare. Non vi sono colpe da attribuire, ma solo incompatibilità.
Forse una volta esisteva tra noi quell’equilibrio che armonizzava tutto e ci rendeva le cose così facili e belle.
Non so cosa sia cambiato. Sicuramente fatti spiacevoli che hanno influito negativamente, condizioni esterne -come il mio trasferirmi- che non ci hanno aiutati, e qualcosa dentro di noi che ci impedisce di venirci incontro.
Certo lo fai, lo faccio, ma non è più spontaneo come un tempo.
Ho cercato di adattarmi a queste nuovi situazioni, al nostro distacco, al nostro discutere.
Ho provato a reinventarmi per starti accanto e sentirmi parte di te, nonostante non fossimo l’una di fianco all’altro.
Ma non serve.
Perché io mi ritrovo sola, con una manciata di rimpianti in mano di esperienze a cui ho rinunciato e un futuro incerto da parte tua.
Ho tentato di esserti vicina supportandoti, ma nemmeno lì ho realizzato qualcosa di buono.
In realtà io credo che non troverò mai un vero spazio nella tua vita, ne nei tuoi progetti.
Ho talmente paura di porre la parola fine a tutto questo, che al solo pensarci sento la saliva che mi si blocca in gola e non riesce a scendere nonostante i miei sforzi.
Non credo che sarò mai la persona adatta a te, che ti auguri io possa un giorno diventare.
Vorrei non doverci riflettere, ed avere la serenità per concentrarmi su questo maledetto libro, ma non riesco.
E mentre scrivo a te, in realtà scrivo a me stessa.
Mi parlo attraverso questo monitor dalla luce fastidiosa.
Non so quale sia il messaggio che devo cogliere, non so se voglio saperlo, non so se in realtà lo conosco ma non sono ancora pronta a metterlo in pratica.
Com’è che un momento penso a te e ti immagino con estrema dolcezza, e l’istante dopo tutto si frantuma in mille pezzi. Mille pezzettini di una piccola ma logorante inquietudine che non riesco ad allontanare. Nemmeno la notte.
Perfino mentre dormo l’ansia di noi accudisce avidamente i miei sogni.
E quando mi sveglio mi sento sollevata, ma tutto si frantuma di nuovo.
Si infrange nello scontro con la nostra realtà fatta di tenerezze, ma anche di profonda incomprensione.
Continuo ad avere quel nodo in gola, sto cercando di calmarmi, ma non passa.
E vorrei poterti dire con tutta la rabbia e l’impulsività che ho “non mi cercare, non chiamarmi e non mi scrivere!”, solo per farmi chiamare e scrivere e cercare di più. E sentire che non ti allontani, ma anzi che resti vicino e non hai nessuna intenzione di andartene.
Ma non lo faccio, perché sono una cagasotto.
Una persona senza palle che preferisce scrivere per non compromettere quel sottile contenimento dei danni con parole dirette, taglienti, dolorose, arroganti.
Scrivo per sfogare la frustrazione ancorata dentro di me.
Scrivo perché se butto fuori tutto il male che provo, magari poi ne sentirò meno dentro.
Scrivo per capire che in fin dei conti è solo una sciocchezza, non devo darci peso.
Scrivo per rileggere e rendermi conto che ho esagerato, forse è lo stress pre-laurea.
Scrivo per poi poter tornare a studiare con una ritrovata calma e attenzione.

Scrivo, però il nodo in gola è ancora lì.

lunedì 16 settembre 2013

ho finito il latte

è settembre, adesso l'aria del mattino si fa via via più pungente. anche volendo, non posso mettere fuori i piedi dal letto. sento già la pelle che si increspa e esprime il suo rifiuto ad entrare in contatto con questo nuovo clima.
sono consapevole che dovrei già essere in aula studio con il libro di comunicazione di impresa tra le mani, ma non posso ignorare la mia pelle. davvero non posso.
lasciatemi altri cinque minuti di questo tepore solitario sotto il piumino.
si perchè io il piumino lo uso tutto l'anno, è termoisolante.
e mentre cerco di capire se la pioggia di ieri stia ancora scendendo lì fuori, penso a questo letto in cui mi ritrovo sola.
perchè ieri tu sei partito, senza passare un'altra notte con me. anche se ti ho guardato con le lacrime agli occhi mentre te ne andavi. ma non importa, perchè tanto non mi sarebbe bastata, ne avrei volute altre di notti e di giornate. e invece, siamo onesti, noi abbiamo le nostre cose da fare quindi è giusto così.
eppure ogni volta che gli vedo le spalle e pian piano si allontana, quel piccolo vuoto lo avverto. nonostante la razionalità ci offra notevoli spunti di riflessione sul perchè le cose debbano andare così.
quindi, siccome il melodramma non ci abbandona mai, decido di pensare ancora più intensamente ai quei momenti di triste separazione, così giusto per autocommiserarmi ancora un po'.
solo che in effetti si sta facendo tardi, ma un pensiero si impone prepotente nella mia mente. un altro pretesto per avvalorare la mia teoria che gli eventi e il destino mi sono contro.
il latte è finito ieri mattina.
il mio litro della centrale di milano, non ha più nel suo contenitore rosa nemmeno una goccia.
quindi dopo aver appreso l'ennesima sconfitta da parte della vita, non posso che arrendermi e cacciare fuori dal sto piumino la mia gamba infreddolita e iniziare una nuova giornata.
senza sole, senza te, senza latte.


giovedì 16 agosto 2012

Mio fratello è figlio unico





Mio fratello è figlio unico

perché non ha mai trovato il coraggio
di operarsi al fegato
e non ha mai pagato per fare l'amore
e non ha mai vinto un premio aziendale
e non ha mai viaggiato in seconda classe
sul rapido Taranto - Ancona
e non ha mai criticato un film
senza mai prima vederlo



mio fratello è figlio unico
perché è convinto che Chinaglia
non può passare al Frosinone
perché è  convinto che nell'amaro benedettino
non sta il segreto della felicità
perché è convinto che anche chi non legge Freud
può vivere cent'anni
perché è convinto che esistono ancora gli sfruttati
malpagati e frustrati



mio fratello è figlio unico
sfruttato represso calpestato odiato
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
deriso frustrato picchiato derubato
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
dimagrito declassato sottomesso disgregato
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
frustrato derubato sottomesso
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
deriso declassato frustrato dimagrito
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
malpagato derubato deriso disgregato
e ti amo Mario


Rino Gaetano