Vorrei semplicemente essere speciale in qualcosa.
Intendo veramente brava, non accettabile, non mediocre: brava.
E mi accontenterei di un "come allacci le scarpe tu, nessuno mai". Sarebbe già qualcosa.
Sono stanca di sentirmi una delle tante.
Mi piacerebbe eccellente nel lavoro, ma forse mi piacerebbe ancora di più essere inimitabile nei rapporti con le persone.
Vorrei essere una che "con te mi ritorna sempre il sorriso".
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mercoledì 6 dicembre 2017
martedì 19 luglio 2016
Le amicizie che valgono
Le amicizie sono un po' come un blog: devi starci dietro, amarle e dedicare loro le giuste attenzioni.
La costanza e l'equilibrio sono alla base di un rapporto sano, altrimenti si può parlare di sporadiche frequentazioni di circostanza che poi finiscono nell'oblio relazionale di ciascun essere umano.
Le amicizie, quelle vere, sono il messaggio idiota che puoi mandare solo a quella specifica persona e non ad altre. Sono la chiamata lunga un'ora e mezza per raccontarsi e quell'abbraccio sincero dopo tanto tempo che non ci si vede.
L'amicizie, quelle che valgono, conoscono i nomi di tua mamma e tuo papà, sanno che carattere hanno e si ricordano perfettamente gli aneddoti più memorabili che li riguardano. Sono quelle amicizie che ti regalano un portafortuna prima di un tuo viaggio e aspettano il tuo ritorno.
Sono quelle amicizie a cui puoi raccontare tutto, senza aver paura di essere giudicato e che -anche se non parli- ti capiscono al volo.
Sono quelle che si ricordano, quelle presenti anche se distanti, quelle che nonostante tutto ci sono sempre.
In amicizia non è tutto rosa e fiori, anzi... Ho sofferto molto per alcune persone, ma negli anni ho capito che non ne valeva proprio la pena: un amico non ti fa versare le lacrime, ma le asciuga delicatamente dal tuo viso.
mercoledì 25 marzo 2015
Acqua tu, fuoco io.
Tu sei acqua, io sono fuoco.
A te piace la montagna d'estate, a me solcare le distese innevate. Da piccolo ti hanno insegnato a suonare la chitarra, io prendevo lezione di pianoforte.
Tu sei luna, io sono sole.
Tu avevi un gatto, io ho un cane anzi più d'uno.
Tu vivi in un appartamento, io ho una casa e il nulla attorno.
Tu ti attorni di persone, a me basta essere a casa.
Tu sei acqua, maree, luna.
Io sono fuoco, sole, incandeacenza.
A te piace la montagna d'estate, a me solcare le distese innevate. Da piccolo ti hanno insegnato a suonare la chitarra, io prendevo lezione di pianoforte.
Tu sei luna, io sono sole.
Tu avevi un gatto, io ho un cane anzi più d'uno.
Tu vivi in un appartamento, io ho una casa e il nulla attorno.
Tu ti attorni di persone, a me basta essere a casa.
Tu sei acqua, maree, luna.
Io sono fuoco, sole, incandeacenza.
martedì 8 aprile 2014
Seconda laurea, tante mise, un cuore moltofelice.
eccomi... signore e signori, ebbene si: ho raggiunto il mio ultimo traguardo accademico.
Data 25 Marzo 2014
Votazione 101/110
Bilancio dei festeggiamenti... non riesco nemmeno a indicare una cifra approssimativa!
Solo per la laurea bisognerebbe richiedere un finanziamento... Si, perchè tra vestito per la discussione, scarpe, messa in piega, coroncina di foglie d'alloro, aperitivo con i colleghi di studio, pranzo con i parenti (+ rispettivo outfit) e festa distruttiva con gli amici (+ nuovamente rispettivo outfit), non ho nemmeno il coraggio di fare il calcolo di quanto ho (o meglio "hanno") speso!
Dai è finita, possiamo decretare conclusa l'era del cazzeggio e dello sperpero ingiustificato (anche se devo dire che è un'abitudine che in ogni caso non mi appartiene affatto), però sono stati dei festeggiamenti che mi hanno resa incredibilmente felice. Ho avuto la possibilità di avere (o rivedere) al mio fianco le persone a me più care, che mi hanno dimostrato quanto bene mi vogliono. Cosa di cui non ho mai dubitato, ma la loro presenza mi ha davvero riempito il cuore di gioia.
Dedico questo post a loro, che mi sono stati accanto anche quando ho messo a dura prova la loro pazienza...
In primis ringrazio i miei fantastici genitori che mi ha sempre supportato -e sopportato-, regalandomi l'opportunità di rimettermi in gioco anche quando la mia paura di fallire era diventata un muro invalicabile.
Mise per la discussione:
Vestito Vintage color sabbia con maniche lunghe a sbuffo e ricami color panna;
Sandalo nero scamosciato con allacciatura alla caviglia (Primadonna);
Giacca nera con fodera a POIS (Zara).
Un secondo ringraziamento lo porgo ai miei fratelli (comprendendo anche quelli acquisiti Silvia, Vincenzo, Giose e la mia adorata cugina Gloria), di cui sono infinitamente orgogliosa, perchè mi hanno insegnato cosa significa avere sempre una famiglia su cui poter contare.
Mise per il pranzo:
Pantalone nero (Zara);
Camicia bianca senza maniche con colletto e pieghe piatte sul davanti (Zara);
Giacca color biscotto (Zara);
Sandalo rosa antico con plateau (Cappelletto);
Borsa bianca in pelle martellata e manici tinta cuoio (Trussardi).
Non posso non elogiare Daniele, che a pazienza è davvero un portento... Abbiamo condiviso molto in questi anni: momenti bellissimi, risate spontanee, ma anche qualche litigio sofferto che abbiamo sempre saputo superare senza perdere di vista il sentimento che ci lega. così passo dopo passo siamo riusciti a costruire il nostro percorso, che pur non essendo ancora definito, è ricolmo di progetti e speranze.
Mise per la festa:
Pantalone nero (Zara);
Camicia panna con pois neri (H&M);
Giacca color biscotto (Zara);
Scarpa bassa inglesina con fibia e frangia color cuoio (Cappelletto).
Dulcis in fundo i miei compagni di avventura: amici, colleghi, coinquiline che hanno costellato anni di sfrenati bagordi e che rappresentano per me una sorta di grande e magnifica famiglia allargata! Voglio bene ad ognuno di loro, quindi doveroso citarli uno ad uno, partendo dalle mie gemelle del destino Alessia e Giulia, proseguendo con le mie care amiche Chiara, Carlotta, Roberta e Giovanna (a distanza), Gloria, Francesca, Monica e amici Marco, Gigi, Roger, Iman, gli amici del sandonatese Piero, Mirco, Enrico, Giorgio, Marco, Stefano, Eleonora, Silvia, Chiara, Anna, Elisa... E ultimi, ma non per importanza, coloro i quali hanno reso indimenticabili questi due anni milanesi: Gaia, Valerio, Diletta, Alessandra, la mia dolce coinquilina Simona, Ludovica, Claudia, Connie, Mattia, Federico, Alessio, Davide, Carlotta, Marco e tutti gli altri compagni di corso che hanno aggiunto un valore affettivo a questa laurea...
martedì 11 febbraio 2014
Del tempo per me.
Ho consegnato la tesi -finalmente- venerdì.
Aspetto la correzione dal professore.
Sono passata da studiare e sclerare per passare gli ultimi esami a scrivere e sclerare per finire la tesi.
Ora il nulla. Sono mail 3 giorni che passo le ore davanti a computer e televisione senza combinare un bel e amato e aspettato niente.
Però andando a spulciare le pagine facebook di persone che non vedo da anni, mi rendo conto di quanto la mia condizione attuale di cazzeggio profondo vada presto interrotta. Potrei abituarmici.
In ogni caso il mio cruccio di oggi, non è tanto rimproverare me stessa, ma pensavo piuttosto alle relazioni.
Individui che si incontrano, escono assieme e iniziano a condividere sempre di più le loro vite. E questa riflessione è indotta anche dal nuovo reality di mtv -non giudicate, ricordatevi che non ho nulla da fare- dove un equipe di "esperti" hanno preso 20 ragazzi/e, piazzati su isola e ipotizzato 10 coppie perfette secondo calcoli di non so che tipo. Al di là dello scopo del gioco che prevede l'individuazione degli abbinamenti prodotti "in laboratorio", vorrei tanto capire i requisiti di catalogazione dei vari accoppiamenti.
è realmente possibile stabilire scientificamente l'altra metà della nostra mela? e sulla base di cosa?! proporzioni fisiche, vicinanza culturale, assortimento cromosomico, gusti musicali, cosa?
Ci sono storie che durano per anni e poi finiscono, ma mentre le viviamo siamo convinti dei nostri sentimenti. Il fallimento di questi rapporti sono attribuibili a fattori esterni o ad uno scorretto assortimento di soggetti?
Sappiamo bene che ancora prima che inizi una relazione chiunque di noi si trasforma in un piccolo cartomante che cerca di capire se è sul serio la persona adatta. Ci fissiamo su dettagli e preconcetti che razionalmente valutiamo indispensabili, e poi ci innamoriamo di tutt'altre caratteristiche.
Credo che una delle sentinelle più attente nel recepire feedback dall'altra persona non sia il cervello, ma la nostra pelle. Tutte le sensazioni che proviamo quando essa viene sfiorata, il profumo che emana, la forza o delicatezza del tatto. Questa è la chiave per sentire.
Essere affini dal punto di vista logico, in amore, non serve a un cazzo. Avere interessi comuni tanto meno.
Stare bene sentirsi galleggiare nell'aria non può essere ridotto a schemi meramente scientifici. Tra le persone si crea un'alchimia particolare che il corpo può capire, ma la mente no.
Ti piace, hai voglia davvero di rivederlo e per lui è lo stesso. E se passano gli anni, questo comunque non cambia. Anche se ti fa incazzare, odi la giacca che si è comprato, ti parla sempre di quelle cose stracciaballe. Lo vuoi lo stesso, sempre con te.
Questo, nella mia modesta opinione ed esperienza, significa essere anime gemelle.
Bene, ora esco dal letto e vado a comprare una borsa da Mango.
Aspetto la correzione dal professore.
Sono passata da studiare e sclerare per passare gli ultimi esami a scrivere e sclerare per finire la tesi.
Ora il nulla. Sono mail 3 giorni che passo le ore davanti a computer e televisione senza combinare un bel e amato e aspettato niente.
Però andando a spulciare le pagine facebook di persone che non vedo da anni, mi rendo conto di quanto la mia condizione attuale di cazzeggio profondo vada presto interrotta. Potrei abituarmici.
In ogni caso il mio cruccio di oggi, non è tanto rimproverare me stessa, ma pensavo piuttosto alle relazioni.
Individui che si incontrano, escono assieme e iniziano a condividere sempre di più le loro vite. E questa riflessione è indotta anche dal nuovo reality di mtv -non giudicate, ricordatevi che non ho nulla da fare- dove un equipe di "esperti" hanno preso 20 ragazzi/e, piazzati su isola e ipotizzato 10 coppie perfette secondo calcoli di non so che tipo. Al di là dello scopo del gioco che prevede l'individuazione degli abbinamenti prodotti "in laboratorio", vorrei tanto capire i requisiti di catalogazione dei vari accoppiamenti.
è realmente possibile stabilire scientificamente l'altra metà della nostra mela? e sulla base di cosa?! proporzioni fisiche, vicinanza culturale, assortimento cromosomico, gusti musicali, cosa?
Ci sono storie che durano per anni e poi finiscono, ma mentre le viviamo siamo convinti dei nostri sentimenti. Il fallimento di questi rapporti sono attribuibili a fattori esterni o ad uno scorretto assortimento di soggetti?
Sappiamo bene che ancora prima che inizi una relazione chiunque di noi si trasforma in un piccolo cartomante che cerca di capire se è sul serio la persona adatta. Ci fissiamo su dettagli e preconcetti che razionalmente valutiamo indispensabili, e poi ci innamoriamo di tutt'altre caratteristiche.
Credo che una delle sentinelle più attente nel recepire feedback dall'altra persona non sia il cervello, ma la nostra pelle. Tutte le sensazioni che proviamo quando essa viene sfiorata, il profumo che emana, la forza o delicatezza del tatto. Questa è la chiave per sentire.
Essere affini dal punto di vista logico, in amore, non serve a un cazzo. Avere interessi comuni tanto meno.
Stare bene sentirsi galleggiare nell'aria non può essere ridotto a schemi meramente scientifici. Tra le persone si crea un'alchimia particolare che il corpo può capire, ma la mente no.
Ti piace, hai voglia davvero di rivederlo e per lui è lo stesso. E se passano gli anni, questo comunque non cambia. Anche se ti fa incazzare, odi la giacca che si è comprato, ti parla sempre di quelle cose stracciaballe. Lo vuoi lo stesso, sempre con te.
Questo, nella mia modesta opinione ed esperienza, significa essere anime gemelle.
Bene, ora esco dal letto e vado a comprare una borsa da Mango.
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venerdì 27 dicembre 2013
E ci penso e ci ripenso
Quando?
Quando è la domanda?
e Quando si riceve una risposta?
quando si capisce che una storia è finita? quando la tolleranza e la comprensione lasciano spazio alla frustazione? Vorrei sapere come accade questo passaggio: come una situazione di beatitudine con il proprio partner diventa una costante insoddisfazione.
Qualunque cosa dica o faccia non è giusta, e lui lo sa. Se n'è accorto. La felicità appare sempre più di rado. E nonostante tutto ci si sente legati, inermi, fragili. Non abbastanza forti per lasciare andare la persona che per anni ha occupato la tua mente, il tuo letto, il tuo cuore. Continua ad esserci quella debole speranza che tutto si sistemi, che prenda nuovo vigore, che si riaggiusti con una giusta dose di pazienza e sopportazione.
Forse dovremmo solo abbandonarci e farci travolgere per l'ultima volta dal dolore, senza allontanarlo come se gli si potesse scampare. Siamo stati vinti. è inutile illuderci di uscirne vincitori, abbiamo combattuto battaglia dopo battaglia senza mai gettare a terra veramente le armi, senza arrenderci alla realtà.
Probabilmente abbiamo il diritto di concludere questa guerra, anche se ci ha reso stanchi e rancorosi e non ha avuto l'esito sperato.
I dubbi non ti danno mai una vera risposta e molto spesso si aspetta il punto di non ritorno, quel momento in cui tutto ti appare nitido e sai qual è la decisione da prendere. Ma il problema è proprio questo, anche se la scelta ti appare chiara non c'è volta che la si persegua. Alice si dava ottimi consigli ma era incapace di seguirli. Ma il paese che si attravera non è una meraviglia, ne un libro fiabesco. Non è un brutto sogno da cui ci si può svegliare con un sospiro di sollievo.
Tutto è reale, lento, pesante.
Giudicare con lucidità in certi casi non è possibile, si respira malinconia e si vive di illusioni.
Ci si può far consigliare dall'amico più fidato, ma nulla ti potrà mai dare la forza per affrontare il cambiamento, se non la si sente da dentro di se. La paura di commettere uno sbaglio rimane sempre in agguato, nonostante tutto l'impegno e la razionalità per venire a capo.
Forse l'amore è anche questo: è attesa, è paura, è orgoglio, è sofferenza, è indecisione.
Ma la domanda rimane sempre: quando potrò ritornare a sorridere? quando?
giovedì 19 settembre 2013
Sei il mio pistacchio
tu sei un pistacchio.
sei quel frutto incomprensibile che puoi abbinare col dolce e col salato.
sei quel verde che mi riempie lo sguardo.
sei un guscio croccante, ma sottile e fragile.
sei quel sapore che aspettavo.
sei un chicco che non smetterei mai di rosicchiare.
sei un passatempo che s'impadronisce del mio tempo.
sei la granella che rende tutto più buono.
sei il gusto di gelato che preferisco.
sei semplice e perfetto.
tu sei il pistacchio sulla mia torta.
sei quel frutto incomprensibile che puoi abbinare col dolce e col salato.
sei quel verde che mi riempie lo sguardo.
sei un guscio croccante, ma sottile e fragile.
sei quel sapore che aspettavo.
sei un chicco che non smetterei mai di rosicchiare.
sei un passatempo che s'impadronisce del mio tempo.
sei la granella che rende tutto più buono.
sei il gusto di gelato che preferisco.
sei semplice e perfetto.
tu sei il pistacchio sulla mia torta.
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mercoledì 18 settembre 2013
forse dovevo provare pure io il 48182.
Ti scrivo. Ti scrivo perché tanto la mia testa non può
studiare al momento, quindi tanto vale farlo.
Ti scrivo perché sono stanca di litigare. Non vi sono colpe
da attribuire, ma solo incompatibilità.
Forse una volta esisteva tra noi quell’equilibrio che armonizzava
tutto e ci rendeva le cose così facili e belle.
Non so cosa sia cambiato. Sicuramente fatti spiacevoli che
hanno influito negativamente, condizioni esterne -come il mio trasferirmi- che
non ci hanno aiutati, e qualcosa dentro di noi che ci impedisce di venirci
incontro.
Certo lo fai, lo faccio, ma non è più spontaneo come un
tempo.
Ho cercato di adattarmi a queste nuovi situazioni, al nostro
distacco, al nostro discutere.
Ho provato a reinventarmi per starti accanto e sentirmi
parte di te, nonostante non fossimo l’una di fianco all’altro.
Ma non serve.
Perché io mi ritrovo sola, con una manciata di rimpianti in
mano di esperienze a cui ho rinunciato e un futuro incerto da parte tua.
Ho tentato di esserti vicina supportandoti, ma nemmeno lì ho
realizzato qualcosa di buono.
In realtà io credo che non troverò mai un vero spazio nella
tua vita, ne nei tuoi progetti.
Ho talmente paura di porre la parola fine a tutto questo,
che al solo pensarci sento la saliva che mi si blocca in gola e non riesce a scendere
nonostante i miei sforzi.
Non credo che sarò mai la persona adatta a te, che ti auguri
io possa un giorno diventare.
Vorrei non doverci riflettere, ed avere la serenità per
concentrarmi su questo maledetto libro, ma non riesco.
E mentre scrivo a te, in realtà scrivo a me stessa.
Mi parlo attraverso questo monitor dalla luce fastidiosa.
Non so quale sia il messaggio che devo cogliere, non so se
voglio saperlo, non so se in realtà lo conosco ma non sono ancora pronta a
metterlo in pratica.
Com’è che un momento penso a te e ti immagino con estrema
dolcezza, e l’istante dopo tutto si frantuma in mille pezzi. Mille pezzettini
di una piccola ma logorante inquietudine che non riesco ad allontanare. Nemmeno
la notte.
Perfino mentre dormo l’ansia di noi accudisce avidamente i
miei sogni.
E quando mi sveglio mi sento sollevata, ma tutto si frantuma
di nuovo.
Si infrange nello scontro con la nostra realtà fatta di
tenerezze, ma anche di profonda incomprensione.
Continuo ad avere quel nodo in gola, sto cercando di
calmarmi, ma non passa.
E vorrei poterti dire con tutta la rabbia e l’impulsività
che ho “non mi cercare, non chiamarmi e non mi scrivere!”, solo per farmi
chiamare e scrivere e cercare di più. E sentire che non ti allontani, ma anzi
che resti vicino e non hai nessuna intenzione di andartene.
Ma non lo faccio, perché sono una cagasotto.
Una persona senza palle che preferisce scrivere per non
compromettere quel sottile contenimento dei danni con parole dirette,
taglienti, dolorose, arroganti.
Scrivo per sfogare la frustrazione ancorata dentro di me.
Scrivo perché se butto fuori tutto il male che provo, magari
poi ne sentirò meno dentro.
Scrivo per capire che in fin dei conti è solo una
sciocchezza, non devo darci peso.
Scrivo per rileggere e rendermi conto che ho esagerato,
forse è lo stress pre-laurea.
Scrivo per poi poter tornare a studiare con una ritrovata
calma e attenzione.
Scrivo, però il nodo in gola è ancora lì.
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lunedì 16 settembre 2013
ho finito il latte
è settembre, adesso l'aria del mattino si fa via via più pungente. anche volendo, non posso mettere fuori i piedi dal letto. sento già la pelle che si increspa e esprime il suo rifiuto ad entrare in contatto con questo nuovo clima.
sono consapevole che dovrei già essere in aula studio con il libro di comunicazione di impresa tra le mani, ma non posso ignorare la mia pelle. davvero non posso.
lasciatemi altri cinque minuti di questo tepore solitario sotto il piumino.
si perchè io il piumino lo uso tutto l'anno, è termoisolante.
e mentre cerco di capire se la pioggia di ieri stia ancora scendendo lì fuori, penso a questo letto in cui mi ritrovo sola.
perchè ieri tu sei partito, senza passare un'altra notte con me. anche se ti ho guardato con le lacrime agli occhi mentre te ne andavi. ma non importa, perchè tanto non mi sarebbe bastata, ne avrei volute altre di notti e di giornate. e invece, siamo onesti, noi abbiamo le nostre cose da fare quindi è giusto così.
eppure ogni volta che gli vedo le spalle e pian piano si allontana, quel piccolo vuoto lo avverto. nonostante la razionalità ci offra notevoli spunti di riflessione sul perchè le cose debbano andare così.
quindi, siccome il melodramma non ci abbandona mai, decido di pensare ancora più intensamente ai quei momenti di triste separazione, così giusto per autocommiserarmi ancora un po'.
solo che in effetti si sta facendo tardi, ma un pensiero si impone prepotente nella mia mente. un altro pretesto per avvalorare la mia teoria che gli eventi e il destino mi sono contro.
il latte è finito ieri mattina.
il mio litro della centrale di milano, non ha più nel suo contenitore rosa nemmeno una goccia.
quindi dopo aver appreso l'ennesima sconfitta da parte della vita, non posso che arrendermi e cacciare fuori dal sto piumino la mia gamba infreddolita e iniziare una nuova giornata.
senza sole, senza te, senza latte.
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martedì 20 agosto 2013
Promemoria: mai aspettare gli altri.
Non si dovrebbe mai aspettarlo, lo sai, non ti raggiungerà.
Che sia un amico, un fidanzato o un fratello. Chi non vuole arrivare, non ci sarà.
Chi invece ti ritrovi al tuo fianco non si fa aspettare, anzi arriva prima di te per non darti l'angoscia dell'attesa.
Non dobbiamo trasformarci in un Godot senza speranze: ho imparato, in questi 27 anni di vita, che bisogna cogliere le proprie occasioni perchè a farsi problemi per gli altri, purtroppo si scopre che non ne vale mai la pena.
Gli amici si presentano senza esitazioni al tuo compleanno, ti danno la loro conferma appena gli invii il messaggio di invito e tu non ne avevi comunque il minimo dubbio.
Se un ragazzo ti vuole non si perde in sciocchezze, ti sceglie come co-costruttrice del vostro palazzo, anche dovesse trattarsi di una capanna.
Rallenti il tuo cammino, rinunci per non lasciarli indietro, ti fermi per vedere se stanno finalmente giungendo a te. Ma poi ti ritrovi in mano una manciata di opportunità sprecate e di persone che probabilmente ti avrebbero reso più felici.
Ogni relazione ha le sue peculiarità, ma sono arrivata ad un punto in cui la falsità altrui mi indispone, parecchio.
E la furbizia, non parliamone nemmeno.
Rigirare i discorsi, mettere le mani avanti, giustificarsi e pretendere comprensione.
Sono stanca di tutto questo.
E poi anche se ti sforzi di credere comunque in loro, la delusione resta in agguato ed arriva, lei eccome se arriva.
Tutta colpa dello zodiaco.
Che sia un amico, un fidanzato o un fratello. Chi non vuole arrivare, non ci sarà.
Chi invece ti ritrovi al tuo fianco non si fa aspettare, anzi arriva prima di te per non darti l'angoscia dell'attesa.
Non dobbiamo trasformarci in un Godot senza speranze: ho imparato, in questi 27 anni di vita, che bisogna cogliere le proprie occasioni perchè a farsi problemi per gli altri, purtroppo si scopre che non ne vale mai la pena.
Gli amici si presentano senza esitazioni al tuo compleanno, ti danno la loro conferma appena gli invii il messaggio di invito e tu non ne avevi comunque il minimo dubbio.
Se un ragazzo ti vuole non si perde in sciocchezze, ti sceglie come co-costruttrice del vostro palazzo, anche dovesse trattarsi di una capanna.
Rallenti il tuo cammino, rinunci per non lasciarli indietro, ti fermi per vedere se stanno finalmente giungendo a te. Ma poi ti ritrovi in mano una manciata di opportunità sprecate e di persone che probabilmente ti avrebbero reso più felici.
Ogni relazione ha le sue peculiarità, ma sono arrivata ad un punto in cui la falsità altrui mi indispone, parecchio.
E la furbizia, non parliamone nemmeno.
Rigirare i discorsi, mettere le mani avanti, giustificarsi e pretendere comprensione.
Sono stanca di tutto questo.
E poi anche se ti sforzi di credere comunque in loro, la delusione resta in agguato ed arriva, lei eccome se arriva.
Tutta colpa dello zodiaco.
martedì 19 marzo 2013
sconosciuti? meglio che rimangano tali se queste sono le premesse.
a volte capita. conosci un ragazzo, amico di una amica.
non fai pensieri strani, ma qualche sera dopo ti ritrovi nel letto, computer tra le mani e facebook aperto.
aspetti in trepidazione la tua settimana milanese preferita e scorri i prossimi eventi.
tra le feste del fuori salone trovi qualcosa di interessante, ma passi oltre.
perchè la tua curiosità è rapita da una foto.
si, sembra proprio quel ragazzo che hai conosciuto al giapponese di porta romana l'altro ieri.
entri furtivamente nel suo profilo, effettivamente è carino. te lo ricordavi bene.
un ragazzo a modo, educato, dalla conversazione piacevole.
alcune immagini sono pubbliche, così ne approfitti.
laureato in bocconi, magari anche massimo dei voti.
e fai caso a degli inaspettati occhi verdi con striature nocciola.
la tua ammirazione verso di lui quasi aumenta, finchè non arriva quel momento.
il momento in cui, casualmente, vedi quella foto autoscattata che lo raffigura sdraiato su di un lettino.
l'inquadratura pone in primo piano i suoi polpcci virilmente pelosi.
ma davanti ad paesaggio sardo incantevole, ecco comparire i suoi piedi.
il tuo sguardo non può fare a meno di notare quel particolare agghiacciante.
e devi ritornare indietro a guardarla, incredula.
pensi che sia un effetto illusorio causato dalla luce. forse dalla stanchezza. magari il jackcola della settimana scorsa.
no, infine ammetti a te stessa che è proprio così: unghie lunghe che manco geordy shore.
e l'unica cosa che puoi pensare è: "ma che persona sei?!"
non fai pensieri strani, ma qualche sera dopo ti ritrovi nel letto, computer tra le mani e facebook aperto.
aspetti in trepidazione la tua settimana milanese preferita e scorri i prossimi eventi.
tra le feste del fuori salone trovi qualcosa di interessante, ma passi oltre.
perchè la tua curiosità è rapita da una foto.
si, sembra proprio quel ragazzo che hai conosciuto al giapponese di porta romana l'altro ieri.
entri furtivamente nel suo profilo, effettivamente è carino. te lo ricordavi bene.
un ragazzo a modo, educato, dalla conversazione piacevole.
alcune immagini sono pubbliche, così ne approfitti.
laureato in bocconi, magari anche massimo dei voti.
e fai caso a degli inaspettati occhi verdi con striature nocciola.
la tua ammirazione verso di lui quasi aumenta, finchè non arriva quel momento.
il momento in cui, casualmente, vedi quella foto autoscattata che lo raffigura sdraiato su di un lettino.
l'inquadratura pone in primo piano i suoi polpcci virilmente pelosi.
ma davanti ad paesaggio sardo incantevole, ecco comparire i suoi piedi.
il tuo sguardo non può fare a meno di notare quel particolare agghiacciante.
e devi ritornare indietro a guardarla, incredula.
pensi che sia un effetto illusorio causato dalla luce. forse dalla stanchezza. magari il jackcola della settimana scorsa.
no, infine ammetti a te stessa che è proprio così: unghie lunghe che manco geordy shore.
e l'unica cosa che puoi pensare è: "ma che persona sei?!"
lunedì 25 giugno 2012
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