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venerdì 26 giugno 2015

Persistere, nell'essere incostante. #giorno2

Niente di nuovo, ho saltato lo step e non ho buttato via le immondizie. Ma oggi è venerdì quindi solo pensieri positivi. Finisco di lavorare alle due, devo aspettare che mio cognato mi passi a prendere per tornare a Treviso. Quindi ho un paio d'ore buone per sistemare casa e recuperare le faccende tralasciate in questi giorni.
Nella cena di ieri sera ho riproposto scatolame. Potrei scrivere un libro: "Tante sfiziose ricette per accompagnare le scatolette!"
Niente tonno, sono passata alla carne Montana con mais&fagioli Bonduelle, cappuccio bianco e le mie speziette adorate (un miscuglio di prezzemolo, aglio e peperoncino). Totale 250 calorie circa, comprensive anche del condimento (un filino d'olio extravergine d'oliva). Ottimo da portare in ufficio.




Prometto che dalla prossima settimana mi metto seria, cibo vero e niente sgarri ginnici. Spero di non esagerare nel weekend altrimenti aiuto!



venerdì 5 giugno 2015

Sentiero 694. Istanti prima della catastrofe.

Ho sempre concepito la montagna come sci, cioccolata calda e tanta neve. Ma da quando sto con Daniele, appassionato di escursioni e lunghe passeggiare tra i boschi, ho ribaltato la mia visione dei monti e -per amore- mi sono adeguata a passarci anche lunghi weekend estivi.
Tutto è facilitato dal fatto che lui possiede un appartamento a Falcade, nelle dolomiti bellunesi, quindi non appena ne abbiamo l'occasione cerchiamo di ritagliarci qualche giorno per fuggire nel nostro nido montanaro.
Detto questo, ci tengo a precisare che io, fin dai tempi dei campi scuola e varie gite con la parrocchia, detesto camminare in salita, su sentieri scivolosi, -nel mio immaginario- pieno di vipere che possono fuoriuscire da qualunque fessura del terreno, e con quegli orribili scarponcini che ammazzerebbero le gambe perfino a Giselle.
Molto bene, nonostante la mia dichiarata avversione per questa attività, Daniele continua imperterrito a cacciarmi escursioncine -a suo dire- facilissime, però puntualmente lui sbaglia i conti (devo ancora capire se lo fa apposta o se è proprio negato con i numeri) per il conteggio dei metri di dislivello così io altrettanto puntualmente rischio l'infarto per raggiungere la meta.
Dato i due giorni di ponte del 2 Giugno, abbiamo pensato bene di trascorrere questo lungo weekend a Falcade, ma diciamo che nulla è andato come previsto.

Arrivo venerdì sera dopo cena, incontro ravvicinato con cervi in calore e rispettivo terrore/ meraviglia nel vederceli attraversare la strada al galoppo.

Sabato: pioggia.

Domenica: pioggia.

Lunedì: pensiamo bene di rifarci dei giorni di nullafacenza con un sentiero tranquillo, il #694, che ci avrebbe condotto ad un rifugio dove se magna e se beve molto bene. Daniele sbaglia il punto di partenza e tralascia 200 mt di dislivello. Fortunatamente il nostro bracco Luigi, in preda agli odori boschivi, mi tira come un mulo e riusciamo a raggiungere il posto senza troppe crisi cardiache (n.b. Daniele era alquanto provato!). Unica consolazione: avevo sicuramente smaltito il caffelatte e la nutella sbaffata a colazione.




Alla Flora Alpina ci raggiungono mio fratello e compagno (loro in macchina, apprezzabile furbizia) e apriamo le danze con un copioso pranzo in perfetto stile montanaro!
Antipasti: lardo su insalatina di castagne dolci, carpaccio di capriolo con riduzione di balsamico, bresaola di cervo con tomino.
Primi: tortelloni ripieni alla selvaggina con frutti di bosco e burro fuso, gnocchi alla ricotta, mezzelune ripiene, zuppa di carote ed erba cipollina.
Secondi: Schiz con patate, bracciole di capriolo in salsa di miele, filetto di manzo alle erbette di montagna, costolette d'agnello con funghi trifolati.
Dolci: fantasia di dolci x 2 persone che corrisponde ad un vassoio largo mezzo metro ricolmo di "assaggini" (porzioni intere di gelato, torte, tartufi al rum, ecc).
Usciamo dal rifugio quasi alle 5 ingrassati di almeno 10 kg ciascuno.



Dato il temo schifosetto, optiamo per farci un giro a Canazei e passiamo le ultime ore del pomeriggio passeggiando tra i pochi negozi aperti.



Torniamo a Falcade e ci fermiamo al Festil per un aperitivo veloce, beviamo un paio di spritz e ci intratteniamo chiaccherando. Fin qui tutto bene, ma il cane -dopo una giornata intera passata a zonzo- inizia un po' a lamentarsi per la fame e decido di portarlo a casa a piedi, mentre Daniele sarebbe andato a recuperare la sua auto accompagnato da mio fratello.



Programma impeccabile, se non fosse stato che ho pensato bene di andarmi ad incastrare il piede tra la passerella di legno che conduceva fuori dal giardino del locale e una bel lastrone di marmo. In tutto questo, Luigi vede altri due cani e mi strattona con una tale forza che la mia storta alla caviglia, riesce a raddrizzarsi e a ristorgersi dalla parte opposta. Un male atroce, mi lascio cadere a rallentatore a terra perchè la gamba era ormai priva di qualsiasi segno vitale.
Mio fratello mi porta al Pronto Soccorso di Agordo, Daniele mi aspetta a casa col cane attendendo indicazioni su come procedere.
Dopo una lastra, una rapida occhiata, una fasciatura e -ovviamente- il conto da pagare, mi rispediscono a casa con una bella distorsione alla caviglia.
Ora dico: non mi è mai successo in tanti anni di serate alcoliche moleste, non mi è mai capitato durante quelle cavolo di escursioni tanto odiate, ma doveva accadere proprio uscendo dal bar col cane?!
Epilogo della storia: 15 giorni di prognosi, un cotechino al posto della caviglia e quei 10 kg in più che non riuscirò mai a smaltire.



martedì 26 maggio 2015

Riprendiamoci il nostro tempo


Lavoro, fidanzato, palestra, amici, famiglia, cane, trasferte. E non ho ancora dei figli! Alle volte mi sento soffocare dalle scadenze e dagli orari. Il ritmo della vita è incasellato in scompartimenti ben definiti, dobbiamo prestare sempre attenzione alla tempistica di ciascun impegno e programmare ogni minuto della nostra giornata.
E tutto questo perché?
Perché ci sono cose che bisogna assolutamente fare ok, ma molto spesso ci incastriamo in faccende superflue che ci prefiggiamo solo per paura di non essere sufficientemente attivi.
Una serata libera? usciamo con le amiche!
Un pomeriggio uggioso? andiamo al cinema!
Un sabato mattina senza commissioni? perfetto per una gita in bicicletta o un corso in palestra, così possiamo pure smaltire i cocktail del venerdì.

Ebbene, ci sono momenti in cui bisognerebbe dire stop e goderci il dolce far niente. Ma proprio niente. Sederci sotto il portico, guardare fuori della finestra, rifugiarsi sotto le lenzuola. Pensare, fantasticare, sognare senza darci alcuna deadline da rispettare. 

Fonte: TGCOM

Qualche mese fa esponevo al mio collega Davide la mia teoria su come prolungare il weekend: annoiandosi. Proprio così, perché il tempo trascorre più lentamente se non ci cimentiamo in qualche iniziativa frenetica e perfino divertente, e -per me- non c'è cosa pià bella di lasciarsi cullare dalla pigra nullafacenza incondizionata. Forse un programma del genere può sembrare un vero e proprio lusso per chi deve star dietro a figli, famiglia, ecc, ma alcune volte siamo noi in prima persona che ci affanniamo in attività e impegni che potremmo tranquillamente tralasciare. Non dico di diventare un tutt'uno con il divano, ma piccole rinunce sporadiche ci permettono di guadagnarci momenti per noi stessi e di rigenerare la nostra mente.

Venerdì ho intenzione di andare in montagna con fidanzato e "figlio" scodinzolante, approfittando del ponte 1-2 giugno. Sono previste le classiche escursioni tra i boschi, ma devo confessare che spero proprio che la pioggia venga in mio soccorso.