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martedì 4 giugno 2013

evergreen

Alexander McQueen Spring/ Summer 2005

Ÿ  Stilista: Alexander McQueen
Ÿ  Stagione: Primavera/ Estate 2005
Ÿ  Settimana della moda: Parigi, ottobre 2004
Ÿ  Light design: Ruolo fondamentale gioca l’illuminazione dell’evento, che determina la seconda parte della sfilata predisponendo una scacchiera sul pavimento.
Ÿ  Sound design: La prima parte della sfilata viene accompagnata da una normale colonna sonora. Non appena la scenografia si tramuta in una vera e propria partita a scacchi, una voce meccanica annuncia l’inizio del gioco e impartisce gli spostamenti da effettuare alle pedine.
 Hair styling: I capelli sono per lo più raccolti in voluminose acconciature, puntualmente coerenti con lo stile vittoriano, ma non ordinate perfettamente, lasciando sempre un senso di incompiutezza.
Ÿ  Makeup: Il pallore dei visi si scontra con l’eccentricità dei capi.

Ÿ  Sfilata: Lo svolgimento dello show ha del sensazionale. La prima parte preannuncia già una dinamica atipica rispetto ad un normale defilé: le trentasei modelle che si susseguono in passerella non rientrano nel backstage dopo l’esibizione del proprio out-fit, bensì restano sulla scena andando a disporsi ai lati, lasciando libero il passaggio centrale. Una volta che anche l’ultima modella ha completato il suo defilé e si è posizionata nella stanza, ecco che si accendono dei quadranti sul pavimento andando a ricreare una vera scacchiera, le cui pedine umane si vedono coinvolte in una partita di scacchi e rientrano in backstage solo dopo la loro esclusione dal gioco. Allo scacco matto di una delle parti ecco che si conclude la partita, le modelle si cimentano nel finalissimo passando attorno alla scacchiera ancora illuminata, confermando l’ormai indiscussa genialità progettuale di McQueen. Probabilmente per quanto riguarda il concepimento della sfilata, McQueen trae ispirazione dalle installazioni/ performance di Vanessa Beecroft che in modo analogo spesso posiziona le proprie modelle all’interno di una stanza con o senza vestiti addosso. L’abile utilizzo della scacchiera gigante non può far a meno di suggerisce una provocazione, in quanto può essere interpretata come una raffinata metafora del funzionamento e della gerarchia del settore moda.
Ÿ  Concept: La collezione ready to wear di McQueen ha davvero poco del pronto moda, portando con se una carica concettuale e sartoriale estremamente sofisticata. La presentazione della stagione primavera/ estate 2005 riassume tutta la sua incredibile esperienza e sensibilità artistica finalizzata ad un design unico che racchiude una maestria sartoriale tagliente, spettacolari abiti romantici e una presenza scenica carismatica da vero showman. Ispiratosi al film del regista australiano Peter Weir “Picnic ad Hanging Rock” e più generalmente a tutta l’era Vittoriana, esordendo in passerella con piccole giacche in stile marinaro, blazer da scolarette, camicie a righe, pantaloni dal ginocchio, in timide tonalità pastello, indietreggiando poi nei secoli attraverso bluse e abiti di pizzo bianco, giacche impreziosite da ricami floreali, gonne a palloncino, sognanti abiti in chiffon sorretti da corpetti stile impero. Il dispositivo della partita a scacchi ha permesso di riprendere tutti i momenti e gli abiti più importanti nella carriera dello stilista, reinterpretati in maniera ancora più costruita, interessante ma allo stesso tempo più leggera ed accessibile.

Ÿ  Reazione del pubblico: Non ci si può aspettare che un riscontro positivo dal pubblico che ha avuto l’onore di assistere allo show. Incredulo per l’ennesima volta dalla genialità di McQueen, che aveva illuso gli spettatori su una conclusione quasi canonica dello show, ribaltata dall’inizio della partita a scacchi. Gli ospiti si ritrovarono ad assistere al defilé delle ultime creazioni dello stilista, ma proprio quando pensavano di aver visto tutto, si resero conto che il meglio doveva ancora arrivare. Basiti dalla scoperta, non furono in grado di smettere di applaudire fino all’effettiva fine dell’evento.


venerdì 3 agosto 2012

parola di ROBERTO CAPUCCI.


Cosa ne pensa di...
MISSONI: HA UNO STILE
ARMANI: NON è MAI VOLGARE
FERRè: SEMPRE RISERVATO
MI PIACCIONO GLI STILISTI CHE HANNO UNO STILE.
NON PAZZO, FELICE DI FARE QUELLO CHE VOLEVO.

Direi che nella sua felicità, o pazzia che dir si voglia, rimane sempre e comunque un Genio.



venerdì 29 ottobre 2010

Dsquare uomo F/W 2010-'11

Ormai è molto che non aggiornavo il mio blog. ecco in queste acide sere autunnali mi sono adoperata nel renderlo un po' più attuale.
Allego un video scherzoso, un assemblaggio di ricordi di quasi un anno fa, riguardanti la sfilata di Dsquare Uomo Autunno/ Inverno 2010-'11. Compagni di avventura due cari amici, che hanno condiviso con me la folle corsa per arrivare in tempo al defilè. Ebbene non solo abbiamo superato ritardi, traffico, incidenti, taxi impazziti e una coltre di sedicenni eccessivamenti eccitati per lo show man che apriva l'evento (Bill Kaulitz , cantante dei Tokio Hotel), ma siamo riusciti ad entrare appoggiare i cappotti, accavallare le gambe e ban ecco che, in perfetto -se non quasi inquietante- tempismo, davanti a noi si è aperto il sipario. Che dire, ci stavano proprio aspettanto!... Detto questo, vi lascio ad un reportage del tutto personale che riassume in piccola parte ciò a cui abbiamo assistito... buona visione! a presto...
C.M.


venerdì 22 febbraio 2008

6 febbraio 2008. IUAV in Florence! - parte prima -

SIMONETTA. LA PRIMA DONNA DELLA MODA ITALIANA.

A cura di Judith Clark, Maria Luisa Frisa, Vittoria C. Caratozzolo.
Galleria del Costume di Palazzo Pitti, Firenze.


Donna Simonetta, con il suo glamour inconfondibile, ha dato un contributo fondamentale al lancio e all’affermazione della couture italiana sulla scena internazionale. Dalla fine degli anni ‘40 alla soglia degli anni ’70, dall’atelier romano nel palazzo di famiglia di via Gregoriana alla boutique parigina, la Haute Boutique di rue François 1er, - aperta insieme al marito, il sarto Fabiani - le linee innovative della sua audace moda-creazione, rivolta a sottolineare la natura performativa dell’abito, hanno inciso in profondità sul gusto della ristretta cerchia di aristocratici e celebrities quanto sugli stili di vita dei consumatori del grande mercato internazionale. Personalità complessa e sfaccettata, Donna Simonetta è la prima donna in carriera della moda italiana, “the best businesswoman in the Italian couture”, novella incarnazione dell’ingegno rinascimentale, come dichiara nella propria autobiografia la giornalista di Vogue America Bettina Ballard. Capace di coniugare perfettamente creatività e business. Ma anche capace nel 1971 di lasciare tutto per vivere in un ashram a Rishikesh, a occuparsi di una comunità di lebbrosi. Tornerà definitivamente in Occidente solo nel 1985 dove vive tra Roma e Parigi.

La mostra, che si avvale per l’allestimento del contributo di Ruben Toledo e Naomi Filmer, vuole restituire, attraverso una serie di focus interpretativi, non cronologici, la variegata storia di un nome italiano che riuscì in poco tempo a guadagnare la scena internazionale, evidenziando la complessa rete di influenze che Simonetta con il suo lavoro e la sua immagine ha esercitato e continua a esercitare anche sulle ultimissime generazioni di designer. Una galleria di più di cinquanta modelli provenienti da musei internazionali e dal suo archivio privato documenteranno la creatività sartoriale di Simonetta, ma anche aiuteranno a ricostruire una delle più gloriose stagioni della couture italiana. Saranno esposti anche i ritratti che l’hanno consacrata immagine\mito come quello di Leonor Fini e di René Gruau. In mostra ci sarà anche la collezione di cappelli “La prima donna” che Stephen Jones le ha dedicato nel 2004, dopo essere rimasto affascinato dal ritratto scattato da Norman Parkinson all’Hotel Plaza sullo sfondo di New York e pubblicato su Vogue America nel 1952.

3 Gennaio 2008. Milano - parte prima -



"Vivienne Westwood

35 anni di moda"



Palazzo Reale, Milano.

dal 3 settembre 2007 al 20 gennaio 2008.


Nata nel 2004 al Victoria & Albert Museum di Londra, la rassegna espone outfit selezionati direttamente dalla collezione privata del V&A e dall'archivio personale della stilista inglese. Quella italiana rappresenta la più recente tappa di un tour che negli ultimi quattro anni ha toccato Canberra, Shangai, Taipei, Tokyo, Dusseldorf, Bangkok e San Francisco.